Vi racconto il mio sindacato, la professione medica e la Legge Gelli: parla Campanozzi

Fonte: Impaginato.it del 27/05/19

Dal 21 al 23 giugno Roma ospiterà il Congresso Nazionale Cimop (Confederazione Italiana Medici Ospedalità Privata), in cui verranno analizzate la situazione del Paese, i vari cambiamenti che lo attendono a livello sanitario e tanto altro. Ma quali sono gli obiettivi di tale tavola rotonda e come la Legge Gelli ha cambiato il rapporto medico paziente? Impaginato ne ha parlato con il presidente Cimop Fausto Campanozzi.

Quale il bilancio della sua pluriennale esperienza al timone del sindacato?

Dal 21 al 23 giugno 2019 si terrà a Roma il Congresso Nazionale della Cimop che, come di consuetudine, rappresenterà il momento più qualificato della vita del sindacato. Esso rappresenta la sede dove si fanno le analisi del periodo storico, politico e sociale del Paese, dei cambiamenti che in esso si delineano, e soprattutto rappresenta il confronto delle idee fra le varie anime del sindacato, che attraverso un dibattito costruttivo, anche se a volte infervorato, troveranno una sintesi nella linea politica del triennio successivo, votata all’unanimità dai delegati, provenienti da tutte le regioni d’Italia, e consegnata nelle mani del Segretario neo eletto.

Transizione o continuità?

Io non vedo una fase di transizione per la Cimop. Al contrario vedo una forte linea di continuità, avviata col Congresso Nazionale del 2016, quando ho ceduto il testimone della Segreteria Nazionale a Carmela De Rango, che continua a guidare il sindacato con fermezza e passione. Non ho bilanci da fare se non sottolineare quanto sia stata esaltante e quanto mi abbia arricchito sul piano umano e professionale la mia lunga militanza nella Cimop, che ha rappresentato per me una seconda famiglia, che ho cercato di coltivare e di far crescere col passare degli anni, e che oggi rappresenta una realtà ben definita nel panorama sindacale medico del paese, caratterizzata da una forte identità legata al settore che rappresenta.

Cimop e le nuove sfide del contratto e della Legge Gelli: qual è l’obiettivo della tavola rotonda che promuovete a Roma con il Sottosegretario alla Salute?

Il dibattito congressuale sarà preceduto il 21 giugno da una Tavola Rotonda, alla quale parteciperanno oltre al Sottosegretario alla Salute, all’onorevole Gelli e al dr. Anelli, Presidente della FNOMMCeO, anche esponenti del mondo sindacale medico, delle Associazioni rappresentative degli imprenditori dell’Ospedalità Privata, esponenti della Cimop e professionisti della comunicazione. Il tema non poteva essere più caldo: la responsabilità professionale e il fenomeno del contenzioso fra strutture sanitarie, professionisti e cittadini utenti, e quale ruolo giocano i mass media nell’amplificare e/o ridurre tale fenomeno. L’obiettivo dichiarato è quello di mettere intorno ad un tavolo tutti gli attori del sistema per promuovere un’alleanza solidale finalizzata a ridurre da una parte il contenzioso e dall’altra la pratica della medicina difensiva.

Come ha cambiato la Legge Gelli il rapporto medico paziente?

Credo che la Legge Gelli abbia rappresentato un passo avanti, perlomeno dal punto di vista giuridico, nel fare chiarezza sulla responsabilità professionale e sul contenzioso che da esso deriva, stabilendo dei precisi paletti: a chi spetta l’onere della prova, quando la responsabilità ricade sul professionista o sulla struttura sanitaria, quanto ricade sul libero professionista, ecc. Per quanto attiene il rapporto tra medico e paziente credo che abbia inciso poco o nulla, e credo che molto debbano fare sul piano culturale i medici, la FNOMM e i sindacati perché questo rapporto, che si fonda su principi fortemente fiduciari, possa realmente cambiare.

Sono nate nuove figure come il Risk Manager: con quali criticità?

Credo che il Risk Manager oggi sia una figura indispensabile in qualsiasi organizzazione sanitaria, pubblica o privata che sia. Attraverso questa figura c’è la possibilità di valutare qualunque evento avverso accada nelle strutture, di analizzarlo e di proporre prima e di realizzare dopo tutte le procedure affinché le possibilità che esso si ripeta si riducano drasticamente.

Come sta in salute il mondo sindacale e come crede che la politica possa tornare a dialogare in modo proficuo con esso?

È una domanda non facile a cui rispondere. Che ci sia nel nostro paese una crisi di credibilità nei confronti di tutte le istituzioni è sotto gli occhi di tutti e a questa realtà non si sottraggono i sindacati, che spesso in maniera ingenerosa sono tacciati di essere luoghi di potere e di interessi particolari. Nella mia esperienza questo talvolta può essere vero, ma nella stragrande maggioranza dei casi questo non avviene. Soprattutto in campo medico chi si occupa di sindacato lo fa grande spirito di sacrificio, rinunciando a qualcosa della sua vita privata, continuando ad esercitare e coltivare la propria professione e affiancandola alla passione per la politica sindacale, sostenuta da principi di giustizia sociale e solidarietà umana. In questa ottica e con questo spirito ho visto impegnati nel sindacato tutti i colleghi che nel corso degli anni mi hanno affiancato in questa splendida avventura.

La vera criticità?

La vera criticità per la sopravvivenza dei sindacati è rappresentata dal ricambio generazionale. Sempre meno giovani colleghi si affacciano alla ribalta del sindacato e la vera difficoltà è quella di sostituire la vecchia dirigenza con nuovi quadri, che si fa sempre più fatica a formare. Forse questa è la vera sfida del sindacato per il futuro.

twitter@ImpaginatoTw