Un pezzo di strada insieme? Perché no. Il neo presidente Cimo, tra proposte e strategie future

“Il medico oggi durante la propria attività si trova ingessato difronte a mille rivoli burocratici che tolgono tempo alla professione”. E’una delle tesi avanzate dal dott. Guido Quici, neo presidente di Cimo, il sindacato di medici, veterinari e odontoiatri fondato nel 1947, la cui intervista integrale apparirà sul prossimo numero del Notiziario Cimop.

In questa pillola di anticipazione, il dott. Quici mette l’accento sulle priorità del suo mandato come l’autonomia dei medici, il contratto (con meno scartoffie e burocrazia). Già Vice Presidente vicario di Cimo, consigliere d’amministrazione dell’Onaosi e Direttore della unità complessa di epidemiologia dell’Azienda Rummo di Benevento, Quici è stato eletto all’unanimità nel corso del XXXI Congresso nazionale Cimo a Firenze.

Osserva che se le condizioni economiche e giuridiche dovessero restare quelle presentate dal governo, “non ci siederemo al tavolo” per il rinnovo contrattuale. Ad oggi nel settore sanitario vi sono circa 44 tipologie professionali, per cui “è chiaro che più figure gravitano attorno ad un’attività, più diventa difficile andare a definirne i livelli di responsabilità”, aggiunge.

Senza dimenticare che “noi rivendichiamo sicuramente l’assoluta autonomia della professione medica in quanto un punto di svolta, e certamente il medico dovrà lavorare assieme agli altri secondo il principio della multi disciplinarietà, ma in ogni caso rivestendo un ruolo centrale”.

Infine apre alla battaglia che Cimop sta portando avanti sull’equiparazione dei titoli di carriera tra medici che lavorano nella sanità privata accreditata col SSN e quelli che lavorano nel pubblico: “Non ho alcuna preclusione a riguardo né c’è una contrapposizione”, conclude.

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