Tagli, tagli, sempre tagli. E così continua la lenta agonia del S.S.N.

Fausto Campanozzi, segretario nazionale C.I.M.O.P.
Fausto Campanozzi, segretario nazionale C.I.M.O.P.

Ormai non c’è certezza di nulla e anche le previsioni contenute nel Patto per la Salute vengono smentite dalla Conferenza Stato-Regioni e dal DEF (documento economico finanziario).

Alla vigilia dell’ultima riunione della conferenza Stato-Regioni, dopo le smentite dei mesi precedenti di un’ulteriore manovra sulla sanità, prende sempre più corpo l’ipotesi che venga approvata la proposta del Ministero della Salute del 15 aprile u.s. che prevede per il 2015 tagli consistenti su beni e servizi, dispositivi medici, farmaceutica, privato accreditato, riabilitazione e specialistica.

Il taglio al Fondo Sanitario Nazionale per il 2015 è consistente e ammonta a circa 2 miliardi e 352 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti i 285 milioni di finanziamento per l’edilizia ospedaliera, che non arriveranno.

Procedendo con ordine si potrebbe stimare un taglio di circa 652 milioni di euro alla voce “beni e servizi” che si raggiungerebbe attraverso la rinegoziazione dei contratti di acquisto, con esclusione di farmaci e dispositivi, a parte regolati.

La riduzione della spesa per i “dispositivi medici” potrebbe ammontare a circa 845 milioni di euro, mediante procedure di rinegoziazione da un canto,  e un più attento controllo dei prezzi attraverso l’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica e l’attivazione dell’Osservatorio prezzi del Ministero della Salute.

Circa 200 milioni di euro è invece il risparmio stimato nel settore della “farmaceutica territoriale ed ospedaliera” per la quale viene prevista l’introduzione di un elenco prezzi di riferimento, relativi al massimo rimborso da parte del SSN, di farmaci terapeuticamente assimilabili. In tale ottica l’AIFA dovrebbe provvedere entro il 30 giugno del 2015 a definire le modalità di individuazione e valutazione di questi farmaci e i raggruppamenti di essi. Inoltre nell’ambito di ogni raggruppamento dovrebbe individuare sottogruppi di confezioni, fissare il prezzo massimo di rimborso da parte del SSN con il prezzo al pubblico più basso. Inoltre circa 35 milioni di euro di risparmio dovrebbero rientrare dalla ridefinizione del prezzo dei medicinali biotecnologici dopo la scadenza del brevetto.

Un altro cospicuo taglio deriva dall’intervento sui settori dell’assistenza specialistica ambulatoriale e della riabilitazione, dove Governo e Regioni stanno definendo i criteri di erogabilità delle prestazioni ad alto rischio di inappropriatezza e le misure da adottare per la riduzione delle prestazioni inappropriate. Le prestazioni non erogabili verrebbero poste a totale carico del paziente.

Anche per i ricoveri di riabilitazione ospedaliera sarebbe prevista l’individuazione di criteri di appropriatezza che tengano conto della correlazione clinica del ricovero con la tipologia dell’evento acuto, del tempo intercorso fra ricovero ed evento acuto, e della potenzialmente inappropriata.

Per i ricoveri inappropriati scatterebbe una decurtazione della tariffa del 50%, mentre per quelli appropriati ma oltre soglia il taglio sulla tariffa ammonterebbe al 60%.

L’applicazione dei nuovi standard ospedalieri e la chiusura delle case di cura accreditate polispecialistiche con meno di 40 posti letto, in ottemperanza alla cosiddetta legge Balduzzi porterebbe ad un taglio di circa 10 milioni di euro, anche se non si tiene conto che l’impatto sociale di questa manovra sui lavoratori sarebbe devastante e comunque porterebbe ad un aggravio di costi per la collettività attraverso il sistema degli ammortizzatori sociali.

A tal proposito il Presidente dell’AIOP Gabriele Pelissero lamenta “come venga danneggiato un settore produttivo, quello della sanità privata, costituito da circa 500 strutture che dà lavoro a circa 40.000 operatori, tutti qualificati, che assicura nel nostro paese il 25% del volume complessivo delle prestazioni effettuate dal servizio sanitario nazionale, quota che per alcune specialità sale al 30-40%, e assorbe soltanto il 15% delle risorse”.

“Con questa manovra –  continua Pelissero – 350 milioni di euro  verrebbero sottratti al budget della sanità privata prospettando una mazzata su un comparto che ha dovuto fronteggiare una serie di tagli importanti negli ultimi anni, da cui non è uscito indenne. Diverse strutture in alcune regioni hanno dovuto annunciare licenziamenti e aperto tavoli con i sindacati, soprattutto le più piccole che in tempo di crisi sono le più vulnerabili”.

In effetti negli ultimi anni il comparto sanitario privato ha dovuto fare i conti con una serie di tagli determinati dalle Finanziarie: 70 milioni di euro nel 2012, 140 milioni nel 2013 e 280 milioni nel 2014.

Anche per chi scrive, alla luce delle difficoltà ad avviare con le controparti un rinnovo contrattuale che attende da 10 anni, risulta inaccettabile l’accanimento degli ultimi anni da parte dei governi sul comparto privato accreditato, in netta controtendenza con tutti gli altri Paesi europei che si avvalgo sempre più degli erogatori privati all’interno del sistema sanitario pubblico, con l’obbiettivo di aumentare qualità, ridurre i costi e offrire occupazione.

Il risanamento dei conti pubblici non può e non deve passare attraverso la violazione del dettato costituzionale che sancisce il diritto alla salute tagliando le prestazioni ai cittadini, ma attraverso l’eliminazione degli sprechi e delle clientele diffuse che si annidano nella gestione della cosa pubblica.

La politica esasperata dei tagli lineari al servizio sanitario produce soltanto diseguaglianze sociali, e incrementa la disoccupazione e la povertà.

Andrebbero ricordati, ma soprattutto rivalutati, due principi inalienabili della nostra Costituzione: il diritto alla tutela della salute dei cittadini e il diritto al lavoro quale fondamento della nostra Costituzione.

Purtroppo è amaro considerare come un sentimento di rassegnazione sia prevalso in un ampia fascia di operatori sanitari, in particolare nelle giovani generazione, e che risulti sempre più difficile intraprendere e sostenere battaglie a difesa della universalità del SSN, e quindi del diritto delle persone a essere curati, ma anche del diritto dei medici a curare.

                                                                                                                                Fausto Campanozzi, segretario Nazionale C.I.M.O.P.