Sanità Privata al tappeto? Il caso di Villa Grazia a Roma

Sanità privata al tappeto? Il caso di Villa Grazia a Roma è emblematico. Da troppi anni l’azienda naviga a vista, la situazione ad oggi si è fatta insostenibile con tredicesime non pagate, stipendi a singhiozzo e poche prospettive future. Tra disorganizzazione aziendale e lentezze regionali, ci rimettono i lavoratori che lo scorso 3 novembre hanno iniziato una serie di manifestazioni di protesta con un presidio all’esterno assieme al volantinaggio per sensibilizzare la pubblica opinione e le istituzioni sul caso.

La struttura prima degli anni 2000 si occupava di pazienti psichiatrici lungo-degenti, in seguito ha stipulato un contratto con la Regione Lazio per un progetto sperimentale: a quel tempo non si parlava ancora di alzheimer, patologia in Italia poco conosciuta. Da lì è iniziato un progetto con 40 pazienti alzheimer residenziali ricoverati e 40 domiciliari.

“Questo progetto – racconta la dott.ssa Anna Giuseppina Corvaglia – è andato avanti fino al 2015, poi la Regione per la necessità di riorganizzare il territorio anche per rivedere l’aspetto economico delle strutture ha provveduto ad un riordino: e anche la nostra struttura è stata chiusa, diventando un nucleo estensivo per disturbi cognitivi comportamentali gravi. Sono state create le Rsa che vengono distinte in basso e alto mantenimento a seconda del grado di autosufficienza del paziente. In mezzo ci siamo noi, sempre una Rsa, ma ci occupiamo di pazienti che necessitano di essere stabilizzati a seguito di disturbi comportamentali e quindi ricollocati. Siamo pertanto un nodo fondamentale per i pazienti con deficit cognitivo”.

La struttura nel maggio 2016 parte con uno svantaggio, dal momento che la piattaforma utile a definire i pazienti ha impiegato del tempo per andare a regime. C’erano quindi più dipendenti che pazienti, situazione che ha fatto partire la struttura con un deficit economico. In seguito il numero dei pazienti è aumentato ma non è mai andato a regime completo.

“Ad oggi il datore di lavoro ha maturato un accumulo di debiti nei nostri confronti per stipendi e tredicesime: ultimamente la situazione si è ulteriormente aggravata e ha dichiarato di non poter più sostenere i costi della struttura. Noi nel frattempo abbiamo chiesto 100 posti in assistenza domiciliare: così ci siamo riappropriati fomalmente di questa attività con la prospettiva di una maggiore stabilità. Ma la Regione Lazio quando ha chiuso i conti nel marzo scorso dopo il commissarimento ha avuto difficoltà a contabilizzare le domiciliari in atto che sono andate in esubero rispetto allo stanziamento previsto. Quindi ha fatto un piano di rientro mantenendo in deroga le assistenza che erano già sul territorio ma per quanto ci riguarda non ci ha fatti partire”.

Secondo Stefano Neri, segretario regionale Lazio della Cimop, “la situazione di Villa Grazie merita attenzione e lucidità per non lasciare nel baratro i lavoratori e le rispettive famiglie”. E osserva: “La vicenda di Villa Grazia è lo specchio di come la Regione Lazio sta attualmente gestendo la Sanità privata accreditata. Lungaggini burocratiche, decisioni che devono essere prese dalla Asl di competenza e/o dalla Regione che vengono sistematicamente rinviate. La struttura aziendale ormai al collasso invece ha necessità di certezze per investire sul futuro. In mezzo si trovano i pazienti che non hanno la sicurezza della continuità assistenziale e i lavoratori del settore, compresi i medici, che vivono quotidianamente la pesante realtà del precariato lavorativo”.

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