Radiografia di un sistema malato. Allo IEO di Milano un convegno sulla responsabilità del medico – Guarda la photogallery

Nei comuni della provincia, fino a pochi anni fa, era il più rispettato, il più assecondato, il più cercato. Era un modello e un riferimento. Il “dottore” era tutto e si occupava di tutto: dai parti al primo soccorso, dall’influenza al diabete. Aveva guadagnato un’autorevolezza che spesso veniva spesa nelle relazioni sociali della comunità. Il “dottore” finiva per avere la stessa influenza del sindaco, quando non diventava lui stesso sindaco. Una figura d’altri tempi.

Oggi la raffigurazione del medico è completamente diversa: trascorre più tempo tra le carte, che tra i pazienti.

L’evoluzione tecnologica da un lato, i nuovi modelli legislativi e organizzativi dall’altro, hanno radicalmente trasformato la professione, diversificandola al punto tale da creare profili che talvolta hanno caratteristiche quasi opposte tra loro.

Persino l’indimenticabile e sarcastico ritratto che Alberto Sordi fa del potente “Dottor Tersili” è diventata mitologia. La professione medica, anche in quanto espressione apicale del riconoscimento sociale di un individuo, nel terzo millennio sta metabolizzando i cambiamenti di un mondo del lavoro sempre più precario e insoddisfacente. Una professione che, spesso passava di padre in figlio e che comunque costituiva una posizione di prestigio, uno dei pilastri su cui poggiava la comunità. Una volta.

Ora la vita dei medici non è più la stessa, soprattutto in una società che ha smesso di riconoscere a chi indossa un camice bianco l’autorità assoluta.  Si è passati dal massimo riconoscimento sociale alle cause per danni: prima di farsi visitare, i pazienti si documentano su internet, o verificano poi le terapie. Se ritengono di ricevere risposte brusche o inadeguate, minacciano denunce.

In una sanità che deve fare i conti, nel vero senso della parola, con la politica e con gli apparati; che deve occuparsi più di costi e ricavi piuttosto che di ricerca e aggiornamento, che deve proteggersi dalle innumerevoli tentazioni corruttive, che deve convivere quotidianamente con la burocrazia e con la giurisprudenza, che deve sopportare carichi di lavoro sempre maggiori a fronte di dinamiche concorrenziali distorte dal dualismo tra pubblico e privato, che deve vigilare sui percorsi di insegnamento e di ingresso professionale; insomma, dentro questa sanità malata e insana, anche il dottore ha perso un po’ della sua passione. Anche lui è un po’ malato.

“In termini di cultura generale l’Italia non è riuscita a fare della buona sanità – spiega Andrea Sterli, avvocato giuslavorista e consulente Cimop in Lombardia – Quello che è stato fatto è solo a titolo personale. Sono in sanità da sei anni. Prima facevo tutt’altro, ho fatto fatica a capire dove ero capitato. Mi ritrovo in un settore delicato dove bisogna convivere con diverse variabili che non toccano solo il prodotto, il servizio, le competenze delle risorse umane o le tecnologie ma soprattutto la cultura dei pazienti”.

Sterli ha collaborato con i suoi colleghi Mario Berruti e Luisella Savoldi a stendere il volume “La responsabilità del medico, profili civili e penali” (edito da Nicholaus Bari).

Nero su bianco, un vademecum sui corretti comportamenti che il medico deve adottare nello svolgimento del suo importante ruolo sociale, facendo chiarezza sulle differenti responsabilità (aziendali e personali).

“Non possiamo dimenticare – chiosa l’avv. Sterli – che in futuro comanderanno sempre di più i pazienti e non i medici. Si sta spostando l’ago del potere. Stanno emergendo i nuovi bisogni di categorie che prima non si manifestavano come gli anziani o i disabili. Assistiamo ad un grande cambiamento, quello tecnologico. Prima il medico basava il suo operato solo sulla sua conoscenza. Ora non è più così”.

Dunque, per capire di quale male è malata la professione medica, era necessario eseguirne una radiografia, chiamando a consulto esperti e addetti ai lavori.

La grande attualità del tema della responsabilità del medico (civile e penale, disciplinare al cospetto dell’Ordine, amministrativa dei medici dipendenti, e quella economica) al centro dell’apprezzato convegno promosso sabato 27 settembre dalla Cimop Lombardia guidata da Carmela De Rango (moderatrice dell’evento insieme al segretario nazionale Cimop, Fausto Campanozzi) presso l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, gioiello della ricerca sul cancro fortemente voluto dal prof. Umberto Veronesi, direttore scientifico IEO, rappresentato da Massimo Castoldi, sovraintendente sanitario IEO.

Castoldi, nell’aprire gli interventi, ha stigmatizzato l’iniziativa definendola “Una giornata di crescita per la sanità italiana”. Tante le rappresentanze all’iniziativa durante la quale è stato presentato dall’avv. Mario Berruti, coautore con Luisella Savoldi e Andrea Sterli, il volume edito dalla Società Editrice Nicholaus sui profili civili e penali nella responsabilità del medico.

Tanti i saluti e gli interventi susseguiti nella mattinata milanese. Roberto Tigli, coordinatore sanitario per la Lombardia ed Emilia Romagna, Pietro Picerni, presidente CIMOP, Roberto Carlo Rossi, presidente OMCeO Milano, Luigi Conte, segretario nazionale della FNOMCeO, Fabio Rizzi, presidente della commissione sanità della regione Lombardia, Mario Berruti, autore della pubblicazione Cimop, seguito dal coautore Andrea Sterli. Quindi gli interventi di Daniele Piacentini, direttore delle risorse umane IEO, Luigi Orlando Molendini, medico legale IEO, Oliviero Rinaldi Direttore sanitario IEO. In chiusura Daniela Conti, direttore delle risorse umane Poliambulanza di Brescia.

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