I pro e i contro della nuova legge sulla responsabilità medica: seminario Cimop a Reggio Calabria

Un momento di analisi, costruttiva e fortemente analitica, per andare a fondo nella materia e comprendere al meglio pregi e difetti della nuova legge sulla responsabilità medica. Questo l’obiettivo del seminario promosso dalla Cimop a Reggio Calabria lo scorso 14 settembre, incorniciato in un’ottica tecnica, legale e professionale.

Ai saluti e all’introduzione del Presidente della Cimop, dott. Fausto Campanozzi e del Segretario Nazionale, dott.ssa Carmela De Rango, hanno fatto seguito interventi di primo piano volti a fare luce sul dispositivo.

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“Da due anni battiamo sul tasto della responsabilità medica – ha osservato De Rango – si tratta di un tema che abbiamo sviluppato anche in altre sedi per via di quella territorialità che il sindacato vuole assicurare alla propria azione divulgativa. Anche perché con 21 regioni diverse siamo in presenza anche di 21 sanità diverse, 21 orientamenti: per cui è importante capire su singoli territori quali sono le problematiche e quali le leggi regionali. E’la ragione per cui proprio sulla responsabilità abbiamo promosso un corso Fad”.

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“Non penalizza né premia: la Legge Gelli riporta in equilibrio un rapporto fondamentale, come quello tra medico e paziente, che negli ultimi anni è andato deteriorandosi, – ha evidenziato il dott. Campanozzi – molto probabilmente anche per influenze esterne. Era necessaria, quindi, una normativa capace di interrompere quella spirale rappresentata dal contenzioso e dalla medicina difensiva. Con questa legge buona parte delle questioni vengono affrontate, anche se permangono alcuni nodi a mio avviso ancora sul tavolo del legislatore”.

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L’inquadramento giuridico della Legge Gelli è stato curato dal Domenico Chindemi, Magistrato della Suprema Corte di Cassazione secondo cui allo stato attuale “sono più le ombre che le luci della legge”. L’intenzione del legislatore, infatti, “erano ottime, purtroppo la stesura pratica offre dubbi e perplessità con riferimento ai profili civili e penale relativi alla responsabilità”. La nuova legge, ha aggiunto, è ancora più restrittiva rispetto alla precedente “ma non dice quando entrerà in vigore questa nuova natura della responsabilità medica”.

La legge, “involontariamente, aggrava la situazione penale perché prevede l’assicurazione obbligatoria da parte delle strutture, ma non l’obbligo a contrarre”. Con il rischio di una situazione “a macchia di leopardo, in virtù della presenza sul territorio di strutture assicurate e strutture che non lo saranno”.

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L’avv. Felice Domenico Retez nel suo intervento si è occupato di analizzare la legge vista dall’avvocato, ovvero toccando i profili prettamente giuridici. Significa valutare la “maggiore credibilità della struttura – ha osservato – e l’opportunità di coinvolgere il medico”. Certo, “siamo in attesa di altre evoluzioni e letture, ma allo stato la situazione è questa per cui l’asse con la Legge Gelli-Bianco si è spostato a sfavore della struttura, liberando almeno un po’ il medico”.

Ma generalizzare, aggiunge, e asserire che d’ora in poi il medico ha solo una responsabilità extracontrattuale “probabilmente è solo una manovra propagandistica”, infatti all’articolo 7 precisa che la struttura risponderà sempre ai sensi dell’art. 1228”. Interessanti sono anche i profili penali, ha aggiunto.

“E’condivisibile l’assunto che è oggettivamente difficile confidare, da parte del presunto danneggiato, in una condanna in sede penale, per il medico preteso responsabile. Intanto per una questione di tempi, ma più in generale si tratta di un intervento normativo ancora tutto da decifrare”.

Secondo la dott.ssa Paola Buonopane, Responsabile dell’attività di intermediazione di Geas-Sanità in passato si sono concretizzati risarcimenti che andavano ben al di là del contratto assicurativo. “Attraverso la legge Gelli-Bianco si introduce una formula di sicurezza per gli assicuratori: per cui nessun Tribunale potrà contestare l’applicazione di tale regola. Di buono nella legge vedo anche alti aspetti positivi: lo stesso personale sanitario, che fino a ieri non era tenuto a concorrere, con la legge è obbligato a concorrere al cosiddetto risk management”.

In seguito il dott. Pietro Tarzia, medico legale, nel suo intervento si è chiesto chi è la società che controlla l’ente che emana queste linee guida accreditate. “E’il cane che si morde la coda, perché in ogni caso serve che ci sia qualcuno al di sopra che convalidi linee guida e raccomandazioni”.

Sono ancora molti i punti della legge a non essere chiari, conclude il dott. Mohammad Alkilani, coordinatore calabrese della Cimop e organizzatore del seminario, secondo cui “per la parte civilistica sembrerebbe ci siano dei vantaggi per i medici, mentre sul versante penale le cose sono più complicate”. Per il medico ospedaliero la responsabilità, dunque, diventa extragiudiziale “con l’onere della prova che teoricamente è posta a carico del paziente, con un miglioramento alla voce prescrizione che viene dimezzata”.

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