Media, pazienti, medici: il patto d’acciaio Cimop secondo De Rango

Pubblichiamo l’intervento del segretario nazionale Cimop, Carmela De Rango, in occasione della tavola rotonda “La comunicazione medico sanitaria: perimetro, strategie, opportunità” del 21/06/2019 a Roma.

(QUI IL VIDEO INTEGRALE)

Ha scritto il sociologo Zygmunt Bauman che il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione. È questa una ragione in più investire massicciamente sul tema centrale a cui questa tavola rotonda è dedicata.

Comunicare significa letteralmente mettere in comune, ma anche divulgare, rendere noto e trasmettere. E farlo, coinvolgendo due interlocutori assolutamente peculiari come il medico e il paziente, è la grande sfida a cui il mondo sindacale, Cimop in testa, è chiamato nel prossimo decennio.

PAPA

Proprio su queste due figure voglio porre l’attenzione, riportando alcuni passaggi del discorso di Papa Francesco del 19 maggio scorso: “Negli ultimi decenni, il sistema di assistenza e di cura si è trasformato radicalmente, e con esso sono mutati anche il modo di intendere la medicina e il rapporto stesso con il malato. La tecnologia ha raggiunto traguardi sensazionali e insperati e ha aperto la strada a nuove tecniche di diagnosi e di cura, ponendo però in modo sempre più forte problemi di carattere etico. Infatti, molti ritengono che qualunque possibilità offerta dalla tecnica sia di per sé moralmente attuabile, ma, in realtà, di ogni pratica medica o intervento sull’essere umano si deve prima valutare con attenzione se rispetti effettivamente la vita e la dignità umana.

Proprio lo sforzo di trattare i malati come persone, e non come numeri, deve essere compiuto nel nostro tempo e tenendo conto della forma che il sistema sanitario ha progressivamente assunto. La sua aziendalizzazione, che ha posto in primo piano le esigenze di riduzione dei costi e razionalizzazione dei servizi, ha mutato a fondo l’approccio alla malattia e al malato stesso, con una preferenza per l’efficienza che non di rado ha posto in secondo piano l’attenzione alla persona, la quale ha l’esigenza di essere capita, ascoltata e accompagnata, tanto quanto ha bisogno di una corretta diagnosi e di una cura efficace.

La cura che prestate ai malati, così impegnativa e coinvolgente, esige che ci si prenda cura anche di voi. Infatti, in un ambiente dove il malato diventa un numero, anche voi rischiate di diventarlo e di essere “bruciati” da turni di lavoro troppo duri, dallo stress delle urgenze o dall’impatto emotivo. È quindi importante che gli operatori sanitari abbiano tutele adeguate nel loro lavoro, ricevano il giusto riconoscimento per i compiti che svolgono e possano fruire degli strumenti adatti per essere sempre motivati e formati.

Proprio quello della formazione è un obiettivo…., che vi invito a portarlo avanti con determinazione, in un momento nel quale spesso si perdono di vista i valori più basilari del rispetto e della tutela della vita di tutti”.

ESSERE MEDICI O FARE I MEDICI?

Le parole di Papa Francesco trovano supporto nei dati. In Italia già dagli anni 2000 i dati Enpam segnalavano che la percentuale di medici che andavano in pensione prima dei 65 anni era in salita passando dal 2,5% nel 2001 al 27,4% nel 2010. Ma non è un problema solo del nostro Paese.

A questo scenario deve essere aggiunto il carico burocratico sempre più pesante, la pressione delle aziende per il raggiungimento di obiettivi sempre più ambiziosi a parità o addirittura con minori di risorse, linee guida spesso proposte non come indirizzi alla pratica clinica ma come rigidi protocolli. Da tutto ciò deriva perdita di autonomia professionale, con un professionista, il medico appunto, che appare disilluso per una professione scelta con altri ideali ed aspettative. I dati europei ed americani evidenziano un’elevata incidenza di “burn-out” medico. Il termine “burn-out” comprende “l’esaurimento emotivo, la depersonalizzazione, la sensazione di non essere efficaci, una crisi infine di identità e di significato”.

L’aumento esponenziale delle richieste risarcitorie, le lungaggini e l’imprevedibilità della macchina giudiziaria, le incertezze della copertura assicurativa condizionano e minano in profondità il rapporto fiduciario medico-paziente. Dobbiamo inoltre tenere in considerazione il forte impatto che ha sul medico il doversi difendere da un’accusa di malpractice. È un’esperienza devastante, che trasforma il vissuto quotidiano, non solo professionale, un trauma profondo che condiziona a lungo, indipendentemente dal merito contestato, la vita del medico. Perde sicurezza in sé stesso, nella sua capacità di andare avanti, di affrontare le difficoltà e le incertezze con le quali ogni giorno si deve misurare

In un sondaggio della School of Medicine di Chicago di qualche anno fa, più del novanta per cento degli studenti e degli specializzandi ha dichiarato di essere stato testimone, nel corso del tirocinio clinico, di situazioni cliniche ascrivibili alla così detta medicina difensiva. Il fenomeno esiste, è universale e radicalmente coinvolgente. A fronte di un sempre maggiore miglioramento degli standard assistenziali, permangono le richieste di risarcimento anche molto onerose.

PERCHE’ DIFENDERSI

Ma allora perché siamo costretti a difenderci? Perché la divulgazione mediatica ha indotto nell’opinione pubblica la percezione che l’errore medico sia frequente e non giustificabile in un’epoca in cui si può curare tutto e si deve guarire sempre e a tutti i costi.

Il tema della responsabilità professionale e del rischio assicurativo rappresenta quindi ancora una delle attuali principali criticità della sanità. Dall’inizio degli anni duemila anche in Italia stiamo osservando una situazione che fino al secolo scorso ci era estranea: campagne pubblicitarie di società e studi legali che offrono i propri servizi per cause legate alla sanità; fatto che inizialmente ha suscitato discussioni e dibattiti all’interno delle associazioni di categoria ma non solo.

L’associazione “Amami” ha risposto a queste accuse con un video che ha creato ulteriori polemiche. Ma come si è arrivati a questo punto? Le cause di questa evoluzione sono molteplici. Tra queste l’aumento delle aspettative dei pazienti ed il ruolo dei nuovi sistemi di comunicazione basati su internet. Il progresso medico-scientifico ha ingenerato nei pazienti delle grandiaspettative che talvolta giungono a vere e proprie pretese di guarigione o di “evitare di ammalarsi”. Di pari passo con le aspettative nei confronti della Medicina è cresciuta la sfiducia del cittadino nei confronti di un sistema sanitario che talvolta fatica a corrispondere a tali aspettative.

I mass-media danno ormai stabilmente risalto ai casi di cosiddetta “malasanità” e negli anni scorsi spesso sono stati divulgati anche dati quantitativi, che facevano generalmente riferimento ai rapporti diffusi da Cittadinanzattiva (Tribunale per i Diritti del Malato) ed al rapporto della Commissione Parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sullecause dei disavanzi sanitari regionali.

Nel corso del 2014 i Giudici della 1a sezione civile del Tribunale di Milano hanno reintrodotto il principio della extracontrattualità limitatamente ai singoli professionisti (non per la struttura) e questo nuovo indirizzo è stato recentemente “recepito” dalla Legge 24 del 2017 (cosiddetta Legge Gelli).

Un altro ruolo determinante avuto dalla giurisprudenza nel corso degli ultimi venti anni è stato quello relativo alla valorizzazione dei danni, con un crescente aumento delle somme riconosciute a titolo di risarcimento in caso di violazione del diritto alla salute.

Ciò che ha portato all’attuale crisi del sistema è stato a partire dagli anni ’90 l’incremento dei sinistri risarciti che è aumentato dal 1994 al 2009 di 4 volte, e che solo negli ultimi anni parrebbe essersi dapprima stabilizzato e successivamente avere iniziato a decrescere.

Ma va precisato che dati reali effettivamente rappresentativi a livello nazionale non ne esistono, per cui le sintesi che si traggono da quelli disponibili sono per necessità parziali e non confrontabili fra loro.

COSTI

Oltre all’aumento della frequenza dei sinistri si è assistito ad un costante incremento del costo medio degli stessi, che è stimato in circa 92 mila €uro dall’Ania (per i sinistri 2016 delle strutture), pari a circa 97 mila €uro nella casistica riportata nel Report Medmal di Marsh del 2017. Questo notevole aumento è una conseguenza diretta della evoluzione degli orientamenti della giurisprudenza nella valorizzazione economica dei danni.

Le trasformazioni sociali e quelle giuridiche hanno portato ad un incremento dei costi assicurativi dell’attività sanitaria cui sono conseguiti la modifica delle polizze (da loss occurrence a claims made) ed il progressivo aumento delle franchigie e dei premi assicurativi, fino all’attuale difficoltà di reperire sul mercato una copertura assicurativa. Nel decennio 1999-2009, stando ai dati ANIA, i premi sono aumentati al tasso annuale del 12,5%, Nel decennio 2001-2011 il tasso annuale di crescita è stato del 7,3% (5,5% per le strutture sanitarie e 10,3% per i professionisti). Nel periodo 2004-2014 il tasso annuo di crescita si è ridotto al 5,2% (2,4% per le strutture sanitarie e 9,4% per i professionisti). Al 31 dicembre 2014 il rapporto medio sinistri/premi per le varie generazioni ha raggiunto il 165,3%6.

Altro effetto dell’incremento del rischio assicurativo è stato lo sviluppo incontrollato della medicina difensiva, positiva (quando si procede con esami e ricoveri evitabili o si prescrivono farmaci inutili) e negativa (ovvero quando si rifiutano pazienti “a rischio”). Si calcola che la spesa per esami, ricoveri e farmaci non indicati ammonti a 10-12 miliardi di €uro l’anno, pari a quasi il 10% della spesa sanitaria totale. Le principali soluzioni a queste problematiche richiedevano un intervento del legislatore.

LEGGE GELLI

Dopo un lungo iter parlamentare, il 1° aprile del 2017 è stata approvata la Legge n. 24 del 2017 “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie” (nota come Legge Gelli).

Si tratta della prima legge nazionale che affronta in modo organico i temi della sicurezza delle cure e della responsabilità di chi opera in ambito sanitario, introducendo norme che richiedono da parte delle strutture sanitarie e sociosanitarie, pubbliche e private, una maggiore diffusione della cosiddetta “cultura del rischio” ed un cambiamento organizzativo che tenga conto della ridefinizione della responsabilità degli operatori sanitari.

La nuova legge si pone l’obiettivo di migliorare la sicurezza delle cure rendendola omogenea sull’intero territorio nazionale e di contrastare alcuni fenomeni divenuti critici per il sistema sanitario: la difficoltà a trovare coperture assicurative accessibili, l’allontanamento dei giovani medici dalle specialità più esposte al contenzioso, la medicina difensiva, nel rispetto della tutela dei pazienti e del diritto al risarcimento in caso di danno ingiusto.

Ma a tutt’oggi, sono presenti in Italia organizzazioni che promettono risarcimenti a costi zero impazzano sulla rete e sui canali televisivi. Ricordiamo tutti il recentissimo spot televisivo di Enrica Bonaccorti su cui è intervenuta con determinazione la nostra FNOMCeO anche tramite petizioni di divieto di trasmissione sottoscritte da tutti noi.

Voglio anche citare il recentissimo servizio di “Striscia la notizia” in merito alla mancata acquisizione dei crediti ECM che ha visto coinvolto anche il nostro presidente della Federazione, Filippo Anelli. Sono venuta a conoscenza di questo servizio tramite Consulcesi che, indirettamente, lo ha divulgato con lo spot. ECM: per colpa di pochi rischia tutta la categoria.

Bisogna dire che la percentuale di errori negli ospedali italiani (5%) è in linea con quanto avviene in Francia, Spagna, Olanda e Canada ed inferiore alla media internazionale (9%). Il 56 % degli errori è però prevedibile. E’in questo contesto che dobbiamo inserire questo nuovo strumento fornito dalla legge Gelli, che ben identifica le responsabilità (contrattuale ed extracontrattuale), l’onere della prova, la sicurezza delle cure e la figura del Risk Manager.

Ritengo, fortemente, che vi sia un altro mezzo per contrastare l’espansione della richiesta risarcitoria e questo non è altro, al di là di ogni retorica, che il rapporto con il paziente.

AZIONE

E’ del tutto evidente che la legge Gelli ha incrementato il livello della conoscenza e della formazione in merito al tema della sicurezza delle cure e della qualità dell’assistenza, e al contempo ha previsto nuovi parametri per lo svolgimento della professione e per il dialogo tra professionista e paziente.

Perché perimetrare questa azione? Perché dopo la Legge Gelli si assiste ad una netta metamorfosi della responsabilità̀ medica. Obiettivo della legge, come è noto, è stato quello di scongiurare la “medicina difensiva” utilizzando la leva della prevenzione.

Per cui valuto come assolutamente utile, per professionisti e pazienti, avere cognizione sia del nuovo schema delle responsabilità e degli obblighi previsti dalla normativa, sia delle responsabilità assunte dalle strutture e dagli esercenti la professione sanitaria

Dobbiamo considerare che i pazienti di oggi, molto più che in passato, arrivano al colloquio con il medico molto informati. Principalmente si informano online e non è raro vederli arrivare agli appuntamenti con l’equipe medica con stampe e appunti. Molti azzardano anche una propria diagnosi cercando il confronto con il medico.

Purtroppo online le fonti di informazione più facilmente reperibili sono all’interno di blog e siti giornalistici, scritte da blogger o da copywriter, ma spesso non da medici. Da questa tendenza in atto emerge un dato: i pazienti di oggi (o i loro parenti più giovani), hanno fame di informazioni riguardanti la propria salute. E per fugare i propri dubbi non vanno dal medico di base, ma ricercano online le risposte ai loro quesiti.

“Doctor Google” sta cambiando i suoi algoritmi per fornire risultati sempre più affidabili anche dal punto di vista scientifico, ma la soluzione non è quella di aspettare che i big dell’informazione cambino le loro strategie.

Ogni ospedale, ogni medico, ogni poliambulatorio può (e deve??) diventare una fonte di informazione per i propri pazienti. Si! Un problema di comunicazione si può risolvere solo comunicando meglio. E quali sono (o possono essere…) le fonti di informazione più affidabili in ambito sanitario?

Ovvio! Ospedali, medici o più in generale i professionisti del settore. In pochi in Italia lo fanno, ma tanti siti web di Ospedali americani, inglesi, francesi e tedeschi sono diventati negli anni delle piccole enciclopedie per i pazienti fornendo spiegazioni chiare e comprensibili a tutti riguardo patologie, interventi chirurgici, ma anche semplici mali di stagione.

Se si inizia a creare questo tipo di contenuti si diventa nel tempo una fonte (molto credibile) di informazione e i pazienti, quando ricercheranno informazioni sul web, approderanno sul questi siti. In questo modo avranno l’occasione di conoscere la nostra realtà e i servizi erogati: una enorme occasione di visibilità e di marketing! Oggi qui sono rappresentate le aziende che possono aiutarci in tal senso.

Sorge a questo punto una domanda? Ma non esiste una tecnologia che ci può venire in aiuto?

In effetti, affidare ad uno strumento informatico la parte “ripetitiva” di spiegazione al paziente può essere un’ottima soluzione. Lo strumento informatico, infatti, ci permette di sfruttare anche foto, immagini e video come strumenti didattici e l’automazione di questo processo consente di migliorare la qualità del tempo di interazione tra medico e paziente. Il paziente infatti arriverà al colloquio già informato sugli aspetti fondamentali (…anche a livello di legge!!!) dell’atto medico, e potrà chiedere chiarimenti riguardo gli eventuali dubbi sorti durante la spiegazione.

Ed ancora dobbiamo parlare di più fra noi medici. Il confronto deve essere schietto, ma non scadere nella critica gratuita ed offensiva del collega o della struttura che ci ha preceduto nell’iter assistenziale. Si pensa che la medicina difensiva serva solo come scudo di protezione del medico. Visto le premesse questo è vero.

IL PATTO DI CIMOP

Quale il ruolo di Cimop? Farsi regista di una strategia sociale e culturale che metta al centro la persona, sia essa il professionista che il paziente, per immaginare una fase in cui da un lato si punta con decisione verso il supporto ad un’informazione specializzata e qualificata, e dall’altro si opera una sorta di moral suasion (correggere o rivedere determinate scelte) per evitare difetti di comunicazione o accavallamenti della stessa.

A volte accade che i new media siano troppo specialistici e spingano il lettore verso aggiornamenti più semplici, che però non hanno il medesimo tasso di qualità dei primi. Oppure parimenti accade che l’universo dei social, condito da quella piaga sociale che prende il nome di fake news, generi sospetti, allarmi e tensioni ingiustificate con il risultato di creare un danno al fruitore.

O ancora penso al movimento creato attorno ai blog che, come è noto, non fanno propriamente informazione ma piuttosto contribuiscono a creare un pensiero critico tra i suoi lettori. Mentre invece una testata giornalistica è riconosciuta e registrata presso un tribunale e svolge professionalmente l’attività di divulgazione di informazioni presso il pubblico. Per questo motivo deve sottostare a regole ben precise riguardanti la libertà di stampa, il diritto alla privacy e la divulgazione di fatti ed atti fasulli.

Dunque lo spirito di un sindacato moderno come la Cimop credo debba orientarsi verso nuove sfide anche sociali come questa, nella consapevolezza che la cerniera tra mondo del lavoro, professioni e welfare può essere rafforzata proprio alla luce delle risposte che il mondo sindacale vorrà offrire, assumendosene la precisa responsabilità.

SCENARI

Un sistema di check and balance funziona se al suo interno è garantito quell’equilibrio che, nel rispetto di diritti e doveri, produce strategie ed azioni conseguenti. E l’ambito della comunicazione applicata alla medicina mai come oggi vive una fase assolutamente straordinaria per via di mille e più impulsi che vengono veicolati praticamente h 24.

All’orizzonte, dunque, la responsabilità di portare il peso di una scelta decisiva per le sorti future del settore: ovvero farsi incubatore di un nuovo patto di acciaio, tra medico, paziente e media per elevare la trasparenza al cubo. E’ questa una frontiera indispensabile se si vuol armonizzare le azioni della professione dopo le rilevanti novità della Legge Gelli con le esigenze mutevoli dei fruitori e le contingenze legate all’universo della comunicazione.

Nella consapevolezza che solo una sinergia di intenti e di valori può condurre al risultato auspicato.

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