La comunicazione medico-sanitaria: atti e video della tavola rotonda Cimop

Tre ore di analisi e riflessioni costruttive attorno ad un doppio tema strategico per professione e pazienti, la Legge Gelli e la comunicazione medico-sanitaria, promosso dalla Cimop in occasione del suo Congresso Nazionale a Roma lo scorso 21 giugno.

Relatori di pregio hanno dato vita ad un focus approfondito e articolato, che ha visto il patrocinio di Ministero della Salute, Ordine dei Medici, Federazione Nazionale della Stampa, introdotti dal Presidente della Cimop Fausto Campanozzi, che ha disegnato il perimetro e gli obiettivi programmatici della tavola rotonda (qui le sue parole).

Il Segretario Nazionale della Cimop, Carmela De Rango, (qui il suo intervento integrale), ha osservato che il sindacato “punta ad essere regista di un nuovo patto d’acciaio tra medici, pazienti e giornalisti, per rafforzare le buone prassi ed evitare il rischio fake per tutti”.

ANELLI

Primo tema affrontato, dal Presidente Fnomceo Filippo Anelli, è stato quello dell’esigenza degli Stati Generali della professione, in un momento in cui i giovani neolaureati formati in Italia sono poi costretti ad “emigrare” per offrire il proprio know how a strutture straniere. “Si tratta di 225 milioni di euro annui regalati dall’Italia all’estero per quei medici che esportiamo”, ha osservato.

(QUI IL VIDEO INTEGRALE)

Per poi mettere l’accento sul fatto che il pareggio di bilancio della sanità sia stato raggiunto con il “fondamentale contributo dei medici, che di contro hanno il contratto bloccato da dieci anni e che meriterebbero maggiori attenzioni”. Una proposta indirizzata al Ministro della Salute è quella di “un passo in avanti verso i giovani”, perché possano svolgere in ospedale l’utimo anno della specializzazione così da testare sul campo il proprio bagaglio di competenze.

(LEGGI ANCHE: L’INTERVISTA A FILIPPO ANELLI)

GELLI

E’chiaro che il perno attorno al quale si sta evolvendo la professione, la Legge Gelli, ha avuto una genesi precisa con degli obiettivi altrettanto precisi, che sono stati sciorinati dallo stesso estensore della norma, l’on. Federico Gelli. L’ex parlamentare ha illustrato i parametri relativi alla comunicazione in sanità, alla gestione degli errori, all’approccio giuridico verso i singoli operatori, alla conflittualità come ad esempio accaduto nel caos sui vaccini.

“Sono state finanziate campagne milionarie sui media che hanno lanciato un messaggio deflagrante per il sistema sanitario offrendo al cittadino un’autostrada per criminalizzare il medico con una ricerca spasmodica di un colpevole”, ha precisato.

“Per questo dobbiamo dotare i nostri professionisti degli strumenti per evitare che un comportamento sbagliato si trasformi in danno per il paziente. L’assicurazione obbligatoria in campo medico segue lo stesso principio della Rca per l’automobile, al fine di offrire garanzie a tutto il sistema compresi i pedoni. Il potenziale della legge è stato quello di monitorare ciò che avviene sul campo nazionale con l’osservatorio/censimento e con la raccolta delle buone pratiche assistenziali. Il Decreto Balduzzi? Non ha funzionato perché i decreti attuativi erano troppo generici con riferimenti alle linee guida non definiti. Ora c’è un metodo internazionale valido per tutti pubblicato sui siti ufficiali che è un punto importante per i magistrati di tutto il Paese che dovranno fare riferimento ad esse”.

(QUI IL VIDEO INTEGRALE)

E ancora: “Principale giudice resta il paziente, per questa ragione la trasparenza dell’informazione resta basilare dal momento che il cittadino apprezzerà questa nuova strategia chiara e limpida, come la gestione del contenzioso e l’azione del risk manager”. Inoltre ha sottolineato che non corrisponde al vero il fatto che la Legge Gelli abbia aumentato i contenziosi, a Milano sono scesi del 30% grazie a meccanismi stragiudiziali. “Le Regioni che ad oggi non hanno applicato la legge avranno effetti minori rispetto a quelle altre che l’hanno applicata. C’è una metodologia gestionale che produce vantaggi e non c’entra affatto la partitocrazia. Le 21 sanità sono state favorite dall’eccesso di competenze, e puntare su un regionalismo differenziato accentuerà il divario tra nord e sud”. E ha concluso: “Investire in sanità è più utile che sforare per fare la flat tax o il reddito di cittadinanza”.

(LEGGI ANCHE: L’INTERVISTA A FEDERICO GELLI)

CITTADINI

Il Presidente Nazionale Aiop, Barbara Cittadini, ha sottolineato un fatto gravissimo che sta avvenendo in varie regioni italiane, con alcuni cittadini che rinuciano alle cure come soluzione estrema: “ovvero la spia di un Paese in grande difficoltà”.

E ha osservato che senza gli straordinari professionisti che affiancano i medici non potrà esserci alcun risultato positivo. Un passaggio anche sulle trattative per il rinnovo contrattuale (“Siamo stati convocati in Conferenza Stato-Regioni, auspicando che si risolva il confronto sul rinnovo”) ed uno sul corto circuito comunicativo che sovente si verifica sull’asse medico-paziente. “Dovere del professionista è garantire una prestazione, nel massimo sforzo medico ed umano, ma mai potrà passare il binomio che curare significhi automaticamente guarire, dal momento che oggi è stato esasperato il livello di aspettative”. La Legge Gelli, ha aggiunto, vuole recuperare il tema della responsabilità anche nella comunicazione, dove si è smarrita quella cultura che ha ispirato in passato la formazione che vedeva nel medico una figura autorevole e un punto di riferimento certo. Oggi spesso si tende a svilirlo perché è aumentata la conflittuaità”.

Ecco l’obiettivo della Gelli, “consegnare a medici, strutture e pazienti una legge che tuteli realmente i diritti di tutti”.

(QUI IL VIDEO INTEGRALE)

(LEGGI ANCHE: L’INTERVISTA A BARBARA CITTADINI)

QUICI

“Siamo passati da un medico di ieri che veniva perfino invitato a pranzo dai suoi pazienti a quello di oggi, che definirei medico ad orologeria”. Così Guido Quici, presidente di Cimo-Fesmed, ha sintetizzato il grande cambiamento che investe la professione.

“Mentre si decide con azzardo di moltiplicare per 21 le sanità regionali italiane, occorre al contempo un passo indietro dei medici spesso persi nella loro autoreferenzialità, per immaginare invece un raccordo forte tra ospedale e territorio. Gli obiettivi? Fondi sanitari integrativi, comunicazione che sottolinei le buone prassi e sia meno scandalistica, lotta serrata alle fake news”.

(QUI IL VIDEO INTEGRALE)

(LEGGI ANCHE: L’INTERVISTA A GUIDO QUICI)

BEBBER

“Siamo tutti alleati”, ha detto Padre Virginio Bebber, Presidente Nazionale Aris, che ha messo al centro del suo intervento il peso specifico del malato e delle sue esigenze. “Non solo prevenzione, ma educazione sanitaria: ecco ciò che occorre spiegare alla gente, dobbiamo sforzarci assieme di mantenere in vita la nostra sanità che ha dato tanti buoni frutti”.

(QUI IL VIDEO INTEGRALE)

(LEGGI ANCHE: L’INTERVISTA A PADRE BEBBER)

BRACCO

“Non basta spingere un bottone per avere risposte certe, così come è illusorio avere l’idea del benessere totale o di una guarigione al 99%”. Questa la traccia seguita dalla giornalista Daniela Bracco nel suo intervento, focalizzato sul ruolo della comunicazione e sul perimetro valoriale dei giornalisti specializzati.

(QUI IL VIDEO INTEGRALE)

“Il dottor Google non è uno strumento qualunque, non è uno di noi ma è il mezzo con cui oggi bisogna confrontarsi in una fase di estrema polarizzazione tra benessere e malasanità in cui il medico è chiamato a fare un passo in avanti. Attenzione alla cybersicurezza nell’universo paziente, occorre che il legislatore si muova per tempo e i media si attrezzino a comprendere prima che un trend si verifichi. Non è semplice – aggiunge – ma i medici potrebbero iniziare ad ascoltare di più le pulsioni dei social network perché da quell’ascolto si possono anticipare non solo commenti o sensibilità, ma anche paure e tendenze”. E conclude: “Serve impostare una nuova alleanza medici-media”.

(QUI IL VIDEO DELLE DOMANDE AI RELATORI)

twitter@CimopItalia