Che cosa si è detto sulla legge Gelli nel meeting di Pordenone

Lo scorso 14 dicembre presso la Sala Riunioni della Casa di Cura San Giorgio di Pordenone si è tenuta un’ interessante riunione sulla Legge 8 marzo 2017, n° 24 meglio nota come legge Gelli-Bianco promossa dalla Responsabile Legale della Struttura Avvocato Anna Baldo.

Relatore è stato il Prof. Lodovico Marazzi, Docente Universitario del Dipartimento di Scienze dell’ Economia e della Gestione Aziendale dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

La CIMOP era presente con Massimo Neri, Coordinatore della RSM Aziendale nonchè Vice Segretario Regionale FVG.

Il Relatore dopo aver illustrato il lungo iter parlamentare di questa legge ne ha analizzato i singoli articoli evidenziando gli elementi determinanti dubbi e certezze.

Riguardo l’articolo 1 il Prof. Marazzi ha fatto notare ai presenti che alla sicurezza delle cure ed alla prevenzione del rischio concorre tutto il personale (a cui nella legge viene attibuito il termine di “esercente di professione sanitaria”) così come risulta evidente che nel testo si faccia riferimento a tutte le Strutture Sanitarie e Sociosanitarie sia Pubbliche che Private: tutto ciò mostra l’ inequivocabile volontà da parte dei legislatori di promuovere una legge che sia valida per tutte le Strutture e per tutto il Personale che eroghino prestazioni sanitarie in Italia.

Per quanto riguarda l’ articolo 2, durante la riunione, si è parlato della figura del Difensore Civico e soprattutto del Centro per la Gestione del Rischio sanitario e la sicurezza del Paziente che dovrà raccogliere i dati regionali per poi trasmetterli all’ Osservatorio Nazionale le cui funzioni sono meglio descritte nell’ articolo 3 della legge.

L’ articolo 4 fa riferimento alla trasparenza dei dati e sancisce come le strutture pubbliche e private devono provvedere alla pubblicazione sul proprio sito internet di tutti i dati relativi ai risarcimenti erogati nell’ ultimo quinquennio.

Nella discussione che è seguita all’ illustrazione dei primi articoli è emerso chiaro l’ intento del legislatore di monitorare e quantificare il rischio anche per poter produrre dati sui quali Società di Assicurazione, sempre meno propense a farsi carico del problema, possano lavorare per proporre coperture adeguate.

L’ esame dell’ articolo 5 si è incentrato sulle Linee Guida a cui gli esercenti le professioni sanitarie di devono attenere, salve le specificità del caso concreto. Dette Linee Guida avranno valore solo dopo la pubblicazione sul sito dell’ Istituto Superiore di Sanità e comunque è fin’ ora ben evidente che non potranno mai coprire tutto lo scibile ed essere aggiornate in tempo reale così come è chiaro che la frase “salve le specificità del caso” potrà servire per eventuali discordanze procedurali.

L’ articolo 6 introduce nel codice penale un nuovo articolo (il 590-sexies) che disciplina la responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario e, al tempo stesso, abroga il comma 1 dell’ articolo 3 della legge Balduzzi.

La discussione sull’ articolo 7 si è sviluppata sulla definizione di responsabilità contrattuale e di responsabilità extracontrattuale.

Chiariti i concetti e le loro ricadute (meglio definite nell’ articolo 10) il Relatore è passato alla disamina dell’ articolo 8 che riguarda l’ obbligo del tentativo di conciliazione.

L’ articolo 9 ha molto interessato l’ uditorio visto che disciplina l’ azione di rivalsa da parte della struttura sanitaria nei confronti dell’ esercente la professione sanitaria in caso di condanna per dolo o colpa grave e ne quantifica l’ entità economica per singolo evento.

Ma certamente l’ articolo 10 della Legge è quello che evidenzia le ricadute più pratiche stabilendo chiaramente che ogni struttura sanitaria (pubblica o privata) ha l’ obbligo di avere un’ assicurazione o di adottare un’ analoga misura per la responsabilità contrattuale verso terzi e verso i prestatori d’ opera anche per danni cagionati dal personale, nonchè un’ assicurazione (o analoga misura) per la copertura della responsabilità extracontrattuale verso terzi per attività svolte dai singoli esercenti le professioni sanitarie.

A fronte di questo onere per le Strutture l’ articolo 10 determina l’ obbligo per gli esercenti le professioni sanitarie di stipulare idonee polizze assicurative relative alla copertura per la rivalsa per colpa grave.

Si è inoltre ribadito che il comma 2 di detto articolo impone l’ obbligo di copertura assicurativa per la responsabilità civile per chi esercita un’ attività libero professionale “pura”.

E’ stato però sottolineato che tutte queste norme sono comunque vincolate all’ emanazione di 3 decreti attuativi che, al momento, i Ministeri interessati non hanno ancora prodotto.

Su tali argomenti la discussione, come ampiamente prevedibile, è stata molto intensa.

L’ articolo 11 ha permesso al nostro Rappresentante Sindacale di evidenziare i difetti della stragrande maggioranza delle polizze attualmente esistenti in ambito sanitario basate quasi tutte su clausole di tipo claim’ s made (recentemente bocciate anche dalla Corte di Cassazione) e su stratagemmi assicurativi che fanno si che le Polizze sulla Responsabilità Professionale risultino spesso “ombrelli chiusi quando invece servirebbe che si aprissero per riparare l’ assicurato”.

L’ articolo 12 prevede la possibilità per il danneggiato di un’ azione diretta nei confronti dell’ Assicurazione della struttura sanitaria e dell’ esercente la professione sanitaria.

Il Prof. Marazzi ha voluto inoltre evidenziare come l’ articolo 13 ponga dei seri problemi di attuabilità quando impone alla struttura sanitaria o sociosanitaria il termine di 10 giorni per notificare all’ esercente la professione sanitaria l’ istaurarsi del giudizio basato sulla sua responsabilità, pena la non ammissibilità dell’ azione di rivalsa nei suoi confronti.

L’ articolo 14 invece istituisce un Fondo di garanzia per i danni derivati da responsabilità sanitaria.

Infine, nella parte conclusiva dell’ incontro, è stato analizzato l’ articolo 15 che prevede che nei procedimenti civili e penali al consulente tecnico (Medico Legale) vengano affiancati uno o più specialisti della disciplina oggetto del procedimento cosa che ovviamente meglio tutela l’ esercente la professione sanitaria.

Nell’ insieme si è trattato di un evento certamente interessante in cui la Rappresentanza Sindacale Medica CIMOP ha dato il suo contributo di idee alimentando continuamente il dibattito con cognizione di causa su una materia estremamente complessa.

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