SCIOPERO CIMOP IL 13 FEBBRAIO: PERCHÉ ANCORA IN PIAZZA

6 Feb 2025 | In primo piano, Ultimissime

di Carmela De Rango

Cari colleghi,

ancora una volta ci vediamo costretti a proclamare uno sciopero di 24 ore fissato per il prossimo 13 febbraio. Vorrei ripercorrere questi 20 lunghi anni di battaglie con Aiop con l’obiettivo di firmare un contratto di lavoro che ancora non vede la luce.

Nel 2016 ho iniziato il mio mandato seguendo la trattativa al tavolo di confronto Aiop-Aris-Cimop, che nel 2020 è riuscito a definire un testo contrattuale ed economico a cui Aiop aveva offerto in ogni sua parte il proprio contributo ma che poi, il 7 ottobre 2020, si è rifiutata di firmare. Aris invece, correttamente e coerentemente, ha mantenuto il suo impegno firmando un contratto che ha portato ad un cambio epocale per i medici dipendenti delle strutture private religiose, prevedendo i ruoli dirigenziali, predisponendo l’equiparazione dei titoli di carriera ed incrementando le retribuzioni di quasi il 30%, aumento di cui Aris si è fatta carico.

Aiop invece ha deciso di non firmare, lasciando i medici dipendenti delle strutture profit accreditate con il SSN con un inquadramento di assistente aiuto e primario e con retribuzioni ferme al contratto ponte economico del 2009 pari a 37.000 € per l’assistente fino a 60.000 € per un primario.

In questa vicenda, di certo, qualche responsabilità ce l’ha anche il Ministero della Salute: l’allora ministro Speranza infatti decise di sostenere il 50% dei costi per il rinnovo contrattuale del comparto non medico, lasciando però i medici senza risorse. È per questo motivo che Cimop aveva accettato un incremento del 25-30%: si tratta dell’equivalente dei costi che le associazioni datoriali avrebbero dovuto in ogni caso sostenere qualora il governo avesse erogato, al fine di equiparare il Ccnl del privato con quello del pubblico, il 50% delle risorse anche per i medici della sanità privata.

Ed è qui che si è tutto arenato: da una parte il Ministero ha deciso di finanziare solo il contratto del comparto, dall’altra Aiop ha deciso fondamentalmente di contenere i costi sulle spalle dei medici, rifiutandosi di riconoscere anche l’incremento di cui avrebbe dovuto farsi carico in caso di finanziamento statale.

Intanto nel 2023 è scaduto anche il contratto Aris, è cambiato il governo ma i nostri problemi sono sempre gli stessi: Aris dichiara di non riuscire a sostenere ulteriori incrementi senza un adeguamento di tariffe e DRG e Aiop rivendica una copertura totale per il rinnovo dei contratti della sanità privata accreditata profit.

Cimop, pertanto, anche con il supporto della Federazione Cimo-Fesmed di cui fa parte, ha iniziato ad interloquire con il nuovo governo, è stata ricevuta dalla Direzione Generale del Ministero della Salute e, il 2 dicembre scorso, insieme alla Federazione Cimo-Fesmed, ha incontrato il Ministro della Salute Schillaci in presenza del capo di Gabinetto Mattei. Abbiamo chiesto la costituzione di un tavolo di trattative con Aris e Aiop moderato dal Ministero della Salute, anche in considerazione del fatto che le aziende private sono di fatto gestite con soldi pubblici. Sembrava ci fosse uno spiraglio in tal senso, per cui gli scioperi e le manifestazioni indetti per il 4 e 13 dicembre scorso sono stati revocati.

Il 27 gennaio Cimop ha ricevuto una convocazione da parte del Ministero della Salute ad un tavolo a cui sedevano anche Aiop e Aris. In quel contesto il Presidente Aiop Pelissero ha dichiarato che Aiop rinnoverà i contratti dei propri dipendenti solo se integralmente finanziati dallo Stato. E come se non bastasse, dopo il mio intervento con cui ho descritto una situazione insostenibile e ferma da ormai 20 anni, il capo di gabinetto Mattei ha sottolineato che quel tavolo al quale Cimop era stata invitata era in realtà dedicato esclusivamente al comparto.

Dinanzi a tale scenario, siamo costretti a proclamare l’ennesima giornata di sciopero giovedì 13 febbraio, con sit-in a Roma sotto la sede del Ministero della Salute. Per far sentire la nostra voce e far conoscere a tutti il nostro disagio, è quindi fondamentale aderire allo sciopero e andare in massa a Roma con la speranza di riuscire a incontrare nuovamente il Ministro e dare una vera svolta ad una vicenda vergognosa.