Avanti tutta senza paura

24 Gen 2014 | In primo piano

Cari Colleghi, siamo giunti alla fine di questo 2013 ed è tempo di bilanci.
Mi direte basta in Italia non si fa altro che parlare di bilanci. E’ vero. Basta
aprire un quotidiano, ascoltare un TG e questa parola riecheggia inesorabile,
accompagnata da commenti più o meno negativi. E non potrebbe essere altrimenti,
considerando quanto disastrata sia l’economia della Nazione e quanto enorme
sia l’indebitamento pubblico.
Secondo i dati rilasciati dall’’istituto statistico europeo (Eurostat) l’Italia è in
prima fila: con il suo 133,3 % ha il secondo debito pubblico in percentuale di Pil
più alto d’Europa, lasciando la pole position solo alla Grecia, che si attesta al
169,1%.
E il Fondo Monetario Internazionale rincara la dose, ammonendo che abbiamo
perso anche l’ottavo posto nella graduatoria mondiale dei Paesi a maggior sviluppo
e, quindi, di fatto non siamo più nel G8 (anche se, per ragioni squisitamente
politiche, forse continueremo a farne parte, pur non avendone sostanzialmente
il diritto: ma fino a quando?). Nel 1986 occupavamo nella graduatoria il quinto
posto, ma negli ultimi decenni, grazie alla pochezza dei nostri politici, il nostro PIL
(prodotto interno lordo) è stato scavalcato prima dalla Cina (nel 2000), poi dal
Brasile (nel 2010) e adesso dalla Russia, scivolando così al nono posto. E dietro,
agguerritissimi, ci sono Canada e India… a quando il prossimo sorpasso?
Ma non basta, perché bisogna aggiungere che dal recente studio Revenues
Statistics, pubblicato dall’Ocse, in Italia l’incidenza complessiva del fisco è stata
pari al 44,4% del Pil, cioè di quasi il 10% superiore alla media Ocse (34,6%).
Tradotto in soldoni quanto finora avete letto, potremmo dire che gli italiani (ahinoi!)
sono sempre più poveri e tartassati da gabelle di vario tipo.
E per rimanere nel contesto che a noi interessa più da vicino, cioè la Sanità?
Secondo i ricercatori dell’Università di Tor Vergata di Roma, che a settembre
hanno presentato alla Camera la nona edizione del Rapporto Sanità, in Italia la
spesa sanitaria (sia pubblica che privata) è diminuita del 24% rispetto alla media
degli altri Paesi della vecchia Europa.
Finalmente una spesa che si riduce, potrebbe pensare qualcuno! Se non fosse
che il terminale di questa filiera siamo sempre noi cittadini su cui viene spostata
la spesa, attraverso i numerosi tagli indiscriminati (operati sempre dalla nostra
classe politica) e gli incrementi dei ticket per la diagnostica e per i farmaci, con il
risultato, che non pochi oramai sono costretti a rinunciare alle cure, se è vero
quanto riportato nell’11° rapporto ‘Ospedali & Salute’ dell’Associazione italiana
ospedalità privata (AIOP), che nel corso del 2013 in Italia 5,5 milioni di
famiglie hanno rinunciato o rimandato le cure dentarie, 4,7 milioni di famiglie
hanno rimandato o rinunciato a visite specialistiche e 2,9 milioni di famiglie
hanno rimandato o rinunciato a esami di laboratorio.
Ma com’è possibile? Se abbiamo appena appreso che lo Stato italiano è tra i più
esosi in assoluto (ricordate quel dato Ocse sull’incidenza del fisco pari al 44.4%
del Pil?). La coerenza vorrebbe che, a fronte di un maggior esborso da parte del
Cittadino, dovrebbe corrispondere una maggiore erogazione di beni e servizi da
parte dello Stato.
Macché! Sempre l’Eurostat ci dice che la spesa pubblica pro-capite per la Sanità in
Italia è inferiore rispetto alla media del resto dell’Europa di circa l’11%, mentre
per la Protezione sociale la spesa è inferiore del 6.5% circa ed, infine, quella per
l’Istruzione è inferiore addirittura del 27% circa.
Per tornare al linguaggio in soldoni usato prima potremo aggiungere che gli
italiani (ahinoi!) sono sempre più poveri, tartassati
dal fisco, ammalati, abbandonati a se stessi e ignoranti.
O tempora, o mores avrebbe esclamato Cicerone. Il declino economico
è sempre figlio di un declino morale e culturale. E tale
congiuntura stiamo purtroppo attraversando, ormai da molti
anni, nella nostra Italia, con una classe politica che si è distinta
solo per la sua pochezza e per la capacità di districarsi tra scandali
e corruzioni.
Purtroppo bisogna constatare che in questi ultimi decenni è
venuta a mancare una classe dirigente in grado di esprimere
contenuti culturali ed economici di spessore e realmente innovativi,
in grado di condurci attraverso il nuovo contesto dell’economia
globale, che innegabilmente ha prodotto nuove frontiere
e scardinato gli equilibri preesistenti. Sarebbe stata necessaria
una pianificazione lungimirante ed accorta, mentre, a quanto
emerge, sembra essere mancata non solo l’accortezza e la lungimiranza,
bensì la stessa pianificazione!
Per rimanere nel solo ambito della politica sanitaria, cosa hanno
saputo fare sinora i nostri governanti? Solo un lungo elenco di
titoli di spesa, che non appena era difficile sostenere non hanno
fatto altro che tagliare, ben sapendo che si trattava di rimedi
solo provvisori, che non potevano produrre alcun miglioramento
al sistema, ma semplicemente spostare nel tempo il problema.
Analogo rimedio è stato utilizzato in tutti i settori della
nostra economia, purtroppo, con il risultato che per evitare il
default si è pensato bene di chiedere ai cittadini di sostenere il
peso di questo fallimento, con ulteriori sacrifici. Ma anche questo,
purtroppo, non può bastare. Non è possibile ipotizzare di
spremere ulteriormente le famiglie degli italiani che sono ormai
vicine al collasso. Non si può pensare che la carenza di un piano
strutturale adeguato e lungimirante possa essere sostituito da
queste improvvisazioni, che se non fossero tragiche per le conseguenze
che hanno su tutti noi, potrebbero indurre solo al sorriso
commiserevole. E di sorrisi commiserevoli dall’Estero, ne
abbiamo dovuti sopportare più di uno.
Col nostro rating da tripla B (che altro non è che una classificazione
per valutare i titoli obbligazionari in base al loro rischio
finanziario) siamo così vicini al rischio di essere valutati insolventi,
che siamo a un passo dal perdere la nostra unica possibilità
di essere presenti sui mercati mondiali, dove per sostenerci
emettiamo titoli obbligazionari a rendimenti elevatissimi rispetto
agli altri Paesi dell’Europa e del mondo, che se da un lato ci
consentono di avere una certa liquidità, dall’altro non fanno che
gonfiare a dismisura il nostro debito pubblico, che è tra i più elevati
del Pianeta.
Siamo stanchi di sentirci ripetere che il nostro problema è l’eccessiva
spesa per il welfare, che è solo una scusa che serve a
coprire l’ottusa politica dei tagli. Ricordate all’inizio dell’articolo
il dato diffuso dall’Eurostat sulla spesa per la sanità, per la
protezione sociale e per l’istruzione? Ebbene, l’Eurostat ci dice
che quella spesa è inferiore a quella della media degli altri Paesi
Europei! E non solo questo è vero oggi, ma è stato così anche in
passato. Se andiamo a controllare lo stesso dato nel 1993, venti
anni fa, era sempre così: inferiore a quella degli altri Paesi.
Il vero problema è, ed è sempre stato, la nostra scarsa crescita
economica, quella che porta a valori bassissimi, o addirittura
negativi, del nostro PIL.
Ma perché questo?
Perché evidentemente non abbiamo mai prodotto un piano
industriale ed energetico degno di questo nome.
E chi avrebbe dovuto provvedere a pianificare questo? Sempre
la nostra classe politica.
E non basta. Ricordate l’altro dato, quello secondo il quale in
Italia l’incidenza complessiva del fisco è pari al 44,4% del Pil,
cioè di quasi il 10% superiore alla media Ocse (34,6%). Ora, se
riflettiamo sul dato, noto a tutti, che il tasso di evasione fiscale
nel nostro Paese è da repubblica delle banane, cioè abbiamo una
tra le evasioni fiscali più elevate al mondo, cosa ne consegue?
Che la pressione fiscale in Italia è elevatissima e sostenuta solo
da una parte dei cittadini.
Ma a chi spettava, e spetta, il compito di legiferare in modo che
la pressione fiscale non solo sia meno oppressiva, ma anche
omogeneamente ed equamente distribuita? Sempre alla nostra
classe politica.
Se negli altri Paesi d’Europa la pressione fiscale è meno gravosa
e le sacche di evasione sono poco significative e, allo stesso
tempo, il loro gettito fiscale è tale da garantire una spesa per il
welfare maggiore della nostra, io non posso che pensare che l’incapacità
di attuare una legge fiscale seria ed equa in Italia sia
solo il prodotto di scarsa volontà politica di realizzarla.
Per dire basta a questo modo ottuso, per non dire peggio, di
governare, la CIMOP ha il dovere di richiedere alla nostra classe
politica, con forza e con urgenza, un profondo mutamento di
rotta, un rinnovamento, culturale e morale oltre che economico,
per uscire da questo crepuscolo che avvolge la nostra società.
E ritengo che ognuno di noi sia chiamato a questo compito,
come cittadino e come sindacalista, perché nulla può mutare se
non si opera attivamente per determinare un cambiamento.
Basta con i tagli, è ora di un programma economico serio, che
tenga conto delle esigenze legittime dei cittadini in campo di
sanità, protezione sociale, istruzione, lavoro.
Mai come in quest’ultimo anno il nostro sindacato ha dovuto
affrontare problematiche occupazionali che hanno interessato
moltissimi nostri colleghi, sparsi in tutta la Penisola, segno di
un serio e diffuso malessere.
Avrei voluto, in qualità di Presidente del Sindacato, poter parlare
di rivendicazioni sindacali e di miglioramenti economici per
la categoria. Invece mi ritrovo a parlare di economia, di evasione
fiscale, di corruzione, di crepuscolo della società e della politica…
Purtroppo quanto sta accadendo nel nostro Paese è l’amara
realtà che dobbiamo affrontare, non solo individualmente come
cittadini, ma anche come sindacalisti.
Per questo motivo in questi ultimi 15 mesi, abbiamo portato
avanti con forza i temi più urgenti ed attuali per la nostra categoria,
quali quello della crisi della sanità, culminata con la stupenda
manifestazione organizzata nell’ambito dell’intersindacale
medica e che ha visto oltre ventimila medici della sanità pubblica
e privata, per la prima volta insieme, sfilare per le vie di
Roma a far sentire la propria voce contro lo sfascio perpetuato
nei confronti del SSN.
Sono stati organizzati corsi di formazione per rappresentanti
sindacali, che si sono tenuti a Roma, a Milano, a Napoli, a Bari,
con l’intervento di tecnici e giuslavoristi, che hanno conseguito
una vasta ed interessata partecipazione da parte dei colleghi,
che, mai come in questi tempi, avvertono l’esigenza di sentirsi
preparati ad affrontare con competenza e professionalità il compito
della rappresentanza sindacale. E per l’occasione è stato
realizzato e diffuso un preziosissimo manuale a cura degli avvocati
Mario Berruti e Fabrizio Ruggieri, nel quale si è cercato di
fornire uno strumento agile e pratico, una sorta di vademecum
per il sindacalista, che possa agevolarlo nel suo compito. A
marzo, a Napoli, e a settembre, a Milano, sono stati organizzati e affrontati anche altri aspetti attualissimi
e roventi, quali quello della responsabilità professionale del
medico, presentando nell’occasione di Milano, un altro prezioso manuale,
sempre con la collaborazione dell’avv. Berruti (affiancato dagli avvocati
Luisella Savoldi e Andrea Sterli) sul tema, questa volta, delle responsabilità
civili e penali del medico.
Tutto questo ha richiesto uno sforzo organizzativo ed economico non indifferente
per un sindacato delle nostre dimensioni, ma che con il prezioso
aiuto offerto dalle Federazioni regionali coinvolte, siamo riusciti a portare
a termine brillantemente, per cui a tutti coloro che hanno contribuito con così
tanto impegno, esprimo a nome di tutti gli iscritti al sindacato, oltre che mio personale,
un sentito ringraziamento per la cura e la dedizione che hanno profuso
nella realizzazione del progetto.
La CIMOP si è mossa anche sul versante politico, non solo conquistandosi il suo
spazio nell’intersindacale medica, quale rappresentante della categoria dei Medici
della Sanità Privata, ma anche cercando di spingere l’acceleratore sul dialogo a tutto
campo con le organizzazioni datoriali, non solo per affrontare il tema contrattuale,
che è, e resta, un impegno primario, ma anche per aprire un tavolo di confronto
per elaborare strategie e sinergie di intervento nei confronti del grave momento
che stiamo tutti affrontando. La crisi della sanità è tale che non è possibile pensare di
affrontarla seriamente senza un piano strategico, che deve poter contare sullo
sforzo, possibilmente congiunto, di tutte le parti in causa. Alla luce di questo convincimento
sono state invitate l’ARIS,l’AIOP e la Fondazione don Gnocchi nel
novembre scorso, a Roma, presso la sede della CIMOP, dove insieme ai loro rappresentanti,
abbiamo espresso le nostre perplessità sulle attuali gravi contingenze
economiche e convenuto sulla necessità di elaborare strategie di intervento sulle
Istituzioni per impegnarle ad affrontare il grave disagio esistente nel comparto della
Sanità Privata.
Lasciatemi anche spendere qualche parola sull’impegno che la CIMOP ha intrapreso,
ormai da molti anni, sul versante della comunicazione, investendo risorse sia
economiche che intellettuali, perché è nostro convincimento che senza la visibilità che
viene dalla nostra rivista, spedita in migliaia di copie, e dal nostro sito, che può
vantare migliaia di contatti giornalieri, saremmo senz’altro più soli e meno rappresentativi
e, soprattutto, meno vicini a quanti, iscritti e non al Sindacato, ricevono costantemente notizie e informazioni,
che testimoniano del costante impegno che ognuno di noi cerca di riversare quotidianamente
nella propria attività. Ed è per questo che sento la necessità di ringraziare
di cuore quanti concorrono ed hanno concorso alla realizzazione di questo
traguardo, con il loro lavoro e la loro competenza. In particolare, un grazie a
Roberto Violante, perché in questo decennio di collaborazione al progetto, ha saputo
trasformare e tradurre, finalmente, la nostra passione in concretezza professionale.
Ed, infine, un grazie sentito a tutti gli iscritti al Sindacato, che vivono quotidianamente
le difficoltà ed i malumori di una Sanità che in questo particolare momento
non esprime che senso di precarietà e di incertezza, avvilendo il faticoso lavoro
quotidiano e ostacolando la serenità con cui ognuno di noi dovrebbe poter affrontare
la propria professione.
Con l’augurio che il 2014 possa davvero segnare l’inizio del risveglio culturale ed economico del nostro Paese e con l’impegno
da parte di tutti noi a profondere energie e passione nella realizzazione di questo auspicio.

Pietro Picerni
Presidente Nazionale Cimop