BENE IL RINNOVO DEI MEDICI PUBBLICI, MA IL CONTRATTO AIOP È FERMO DA 21 ANNI. STESSI PAZIENTI, STESSE RESPONSABILITÀ, DIRITTI DIVERSI

9 Ott 2026 | In primo piano, Ultimissime

Accogliamo con piena soddisfazione la firma della preintesa per il rinnovo del contratto della dirigenza medica e sanitaria pubblica 2025-2027. È un risultato importante e meritato, che riconosce il valore professionale e le responsabilità dei nostri colleghi. Ma proprio questo risultato rende ancora più inaccettabile la condizione dei medici della sanità privata accreditata. Il contratto AIOP è fermo al 2005: ventuno anni senza un rinnovo organico non sono più un semplice ritardo negoziale, ma una grave disparità contrattuale».

Lo dichiara Carmela De Rango, Segretario Nazionale CIMOP (Confederazione Italiana Medici Ospedalità Privata), commentando la preintesa sottoscritta all’ARAN.

«C’è una contraddizione che deve essere chiara anche ai cittadini: quando un paziente viene curato in un ospedale privato accreditato nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale, riceve prestazioni finanziate con risorse pubbliche e si affida a medici che affrontano le stesse patologie, le stesse urgenze e le stesse responsabilità professionali dei colleghi delle strutture pubbliche. La salute dei cittadini ha lo stesso valore, indipendentemente dall’ospedale in cui viene tutelata. Perché il lavoro dei medici che la garantiscono dovrebbe valere meno?».

«Nelle strutture AIOP il contratto è scaduto nel 2005; nelle strutture ARIS, dove CIMOP ha ottenuto un rinnovo nel 2020, il contratto è nuovamente scaduto nel giugno 2023. Questa situazione rischia di alimentare un vero e proprio dumping salariale e contrattuale all’interno dello stesso Servizio Sanitario Nazionale, penalizzando i professionisti e creando distorsioni tra gli erogatori. La sostenibilità economica della sanità privata accreditata non può essere perseguita attraverso il mancato adeguamento delle retribuzioni dei medici».

«A rendere ancora più evidente questa disparità è intervenuto il cosiddetto Decreto Salario Giusto del 2026. La nuova disciplina prevede, in via generale, una tutela economica per i lavoratori in caso di prolungata vacanza contrattuale, ma per gli erogatori sanitari e sociosanitari accreditati introduce un regime speciale che rimette la determinazione dell’adeguamento alla contrattazione collettiva. È un paradosso che CIMOP denuncia con forza: si affida la tutela economica dei medici proprio alla contrattazione che, nel caso AIOP, è bloccata dal 2005. Il risultato è che professionisti che contribuiscono ogni giorno a garantire il diritto alla salute dei cittadini rischiano di rimanere privi anche di un’effettiva protezione dall’erosione delle retribuzioni».

«Al Governo e alle Regioni chiediamo di assumersi una responsabilità politica precisa. Ad AIOP e ARIS chiediamo di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità contrattuali. Non è più accettabile il continuo rimpallo tra chi subordina i rinnovi alla disponibilità di risorse e chi non individua soluzioni. La politica non può considerare la sanità privata accreditata essenziale per garantire prestazioni e contribuire a ridurre le liste d’attesa, ignorando le condizioni contrattuali dei medici che rendono possibili quelle stesse prestazioni».

«Questa non è soltanto una vertenza retributiva. Riguarda la dignità professionale, la capacità di attrarre e trattenere medici qualificati e il futuro dell’assistenza sanitaria. Non si può pretendere una sanità di qualità continuando a svalutare il lavoro di chi ogni giorno la rende possibile».

«Il tempo delle attese e delle promesse è finito. CIMOP chiede l’immediata apertura di un confronto istituzionale con Governo, Regioni, AIOP e ARIS, con impegni concreti e tempi certi. Siamo pronti a mettere in campo ogni iniziativa sindacale e istituzionale consentita per ottenere il riconoscimento dei diritti e della dignità dei medici dell’ospedalità privata».

«Ai cittadini rivolgiamo un messaggio chiaro: questa battaglia non riguarda soltanto gli stipendi dei medici, ma anche il futuro delle cure. Il risparmio sul lavoro medico non può diventare il prezzo nascosto dell’assistenza sanitaria. Un Servizio Sanitario Nazionale equo deve riconoscere e valorizzare tutti i professionisti che contribuiscono a garantire il diritto alla salute», conclude De Rango.