Cari colleghi,
il tema è sempre caldo e attuale: della responsabilità civile dei medici si discute ormai da tempo senza che si giunga a conclusioni certe e a soluzioni sostenibili ed eque. Non è un caso che il nostro sindacato si sia ritrovato a Milano per focalizzarne
tutti gli aspetti. E non è un caso neanche che questo numero del Notiziario (così faticosamente dato alle
stampe, ma al quale non intendiamo rinunciare), sia essenzialmente dedicato ad una questione che rischia di cambiare il Dna della nostra professione.
Nei giorni in cui tornano come oscuri presagi i minacciosi annunci di tagli da parte del Governo e delle Regioni al fondo sanitario, con inevitabili conseguenze anche per il settore dell’ospedalità accreditata, i medici si interrogano
sul proprio ruolo sociale e sul proprio profilo professionale. Da una recente indagine nazionale (ne ha dato notizia “Repubblica”) tra i medici ospedalieri, risulta che uno su quattro, se potesse tornare indietro, cambierebbe lavoro.
La maggior parte degli intervistati (nelle pagine interne del Notiziario troverete i dati) si considera professionalmente insoddisfatto, sia per gli inadeguati livelli retributivi, sia per la scarsa considerazione della propria competenza.
Pur nell’approssimazione dei sondaggi, i numeri raccontano di una categoria alle corde, in crisi di identità.
Certo non aiutano le incertezze e le opacità rispetto al tema della responsabilità civile.
A tal proposito, nelle passate settimane ho appunto inviato agli iscritti Cimop una circolare nella quale spiegavo che l’obbligo di copertura assicurativa per i professionisti, medici compresi, previsto dal DL n. 138 del 13 agosto 2011, ha trovato piena
applicazione dal 14 agosto 2014, dopo l’approvazione del DL n. 90 del 24 giugno 2014 convertito con legge n. 114 del 11 agosto 2014.
Nel sottolineare come il DL n. 90 esentasse dall’obbligo assicurativo i medici dipendenti pubblici e forse anche i medici di medicina generale, lamentavo però anche le difficoltà interpretative del decreto, che non chiariva tale aspetto per le altre figure operanti nei SSR, come nel caso dei medici dipendenti da strutture private accreditate con il SSN.
Pertanto in data 27 agosto 2014 ho inviato una richiesta di incontro o di chiarimenti sull’argomento al Ministro della Salute on. Lorenzin. A tutt’oggi non ho ricevuto alcuna risposta.
Nel frattempo, cari colleghi, anche sulla base dei pareri legali raccolti, l’indicazione è quella di temporeggiare nella stipula della polizza, vista anche la non previsione di sanzioni al momento. Tutto ciò in attesa degli ulteriori approfondimenti che la Segreteria Nazionale Cimop aveva avviato con esperti giuristi e con la FNOMCeO.
L’orientamento giurisprudenziale attuale sembra confermare la tesi da noi sempre sostenuta, e cioè che la norma dell’obbligo assicurativo, che non trova applicazione nei confronti dei professionisti sanitari che operano nell’ambito di un rapporto di lavoro dipendente con il SSN, debba ritenersi estesa anche ai medici dipendenti delle Istituzioni sanitarie private accreditate con il
SSN.
Tale tesi emerge anche dall’attenta lettura di una circolare che l’AIOP Nazionale ha inviato a tutte le strutture associate in data 30 settembre u.s.
Un ulteriore chiarimento viene dal Ministero della Salute, pubblicato su Doctor33 del 7 ottobre u.s.: i medici dipendenti degli ospedali privati accreditati con il SSN sono assicurati perché equiparati ai colleghi pubblici dalla dicitura dello stesso art. 27 della legge 90, che estende l’obbligo di copertura a tutte le aziende sanitarie, pubbliche e private.
A mio modesto parere, a prescindere dagli obblighi di legge, sarebbe comunque opportuno che ogni medico, anche alla luce dell’attuale normativa sulla responsabilità professionale che lo espone al rischio di richieste di risarcimento da parte degli utenti e di rivalse da parte delle aziende, si dotasse di una idonea copertura assicurativa.
Sarà mia cura aggiornarvi su eventuali novità.
Fausto Campanozzi
Segretario nazionale C.I.M.O.P.
