I perché dello sciopero: parla Stefano Neri

3 Giu 2014 | Lazio, Le sedi regionali

“La proprietà di Villa Rosa a Viterbo ha attuato nei confronti dei colleghi una politica piuttosto coerticiva. Infatti ha sostituito il contratto collettivo di lavoro con un altro modello assolutamente non idoneo per una casa di cura, con un rischio concreto relativo all’accreditamento futuro, in quanto propedeutica ad esso è l’applicazione dei contratti collettivi nazionali”. E’ la diagnosi del dott. Stefano Neri, vicesegretario della Cimop e coordinatore della confederazione per il Lazio, che analizza le motivazioni dello sciopero in atto a Villa Rosa (Viterbo), replicato anche dalla struttura romana di Villa Giulia.

CONTRATTO
“Quello che è stato applicato ai colleghi di Villa Rosa è un contratto che non riguarda assolutamente le case di cura – evidenzia Neri – In ragione di questa scelta i colleghi perderanno una serie di opzioni che il nuovo pseudo contratto non garantirà più”. Quindi accanto ad un deficit di natura economica, si registra anche una mancata conferma per quanto riguarda certe garanzie contrattuali, come i contributi Caimof o le quote previdenziali inferiori rispetto al passato.

PROPOSTA
A fronte di questo scenario, “alcuni colleghi avevano avanzato una proposta alla proprietà, al fine di venire incontro alle esigenze di tutti: si tratta di un’opzione che abbiamo presentato più volte con i primari, quindi i maggiori responsabii dei reparti, che si dicevano disposti ad una decurtazione dello stipendio. E mettendo il tutto nero su bianco”. Naturalmente si trattava di una mossa con un valore limitato nel tempo, (nella fattispecie dodici mesi) ma “suscettibile di un eventuale rinnovo a fronte di risultati ottenuti frutto di un’analisi congiunta tra i rappresentanti dei sindacai medici e la proprietà”.

STRATEGIE
“Tutto questo – sottolinea Neri – è purtroppo venuto a mancare, quindi la successiva reazione è stata diretta verso uno sciopero”. E dalla proprietà quali sono state le reazioni? Forse qualcuno non ha compreso come oggi i medici siano degli interlocutori particolarmente privilegiati con cui confrontarsi, anche duramente, ma nel rispetto di ruoli e funzioni? Secondo Neri siamo difronte alla “completa sottovalutazione del nostro ruolo e su questo la Cimop non può esimersi dal battersi in maniera ferma e costante”. Come sostenuto in molteplici occasioni “nessun imprenditore può operare all’interno della sanità e fare business se non ci sono i medici, coloro che sono chiamati a raggiungere determinati obiettivi”.

IL RUOLO DEI MEDICI
Sono loro, osserva Neri, i destinatari di una doppia richiesta: non solo professionisti nel loro campo ma anche in grado di ricoprire un ruolo dirigenziale, “veri e propri manager in ambito sanitario, per cui chiediamo che a questo nuovo ruolo, in auge da molti anni, venga riconosciuto il giusto controvalore”.