Un tavolo per il contratto scaduto da 19 anni: la crisi all'Humanitas di Rozzano non si risolve con l'indifferenze. Lo chiede la RSM Cimop Humanitas, nelle persone di Stefania Cantoni, Silvia Malossini, Oreste Montino (Confederazione Italiana Medici Ospedalità Privata) a fronte di una crisi che comporterebbe la perdita di competitività, il rischio di un’emorragia di professionisti verso altre aziende.
“Si tratta di problemi reali e tangibili nel quotidiano che preoccupano noi, ma che dovrebbero preoccupare anche l’azienda – spiegano – dal momento che investono il futuro di lavoratori e fruitori. 19 anni fa è scaduto il contratto AIOP che il gruppo Humanitas applica per regolare il rapporto di lavoro con i suoi medici dipendenti, anni in cui il contratto nazionale medico del SSN è stato più volte rinnovato. In questo lasso di tempo le norme regolanti il rapporto tra i medici e aziende sanitarie si sono evolute ed è stato riconosciuto il ruolo dirigenziale della figura medica. Al contempo sono mutate le regole dell’esercizio della professione medica dipendente con il riconoscimento del valore dell’esclusività di rapporto. Inoltre in questi 19 anni il costo della vita è vertiginosamente aumentato, rendendo le condizioni economiche di un contratto ventennale inadeguate e oltraggiose”.
E aggiungono: “Dopo 19 anni i medici dipendenti Humanitas attraverso la RSM aziendale CIMOP e con il supporto del segretario nazionale, dott.ssa Carmela De Rango, chiedono l’apertura di un tavolo. Il tempo passato sembra una motivazione più che sufficiente e condivisibile. Ci vengono fatte delle promesse a cui però non sono seguiti i fatti. Abbiamo proclamato lo stato di agitazione e ci siamo seduti davanti al Prefetto di Milano in un tentativo di conciliazione ma anche lì purtroppo nulla di fatto. Con rammarico è giunto il momento dello sciopero: il 20 settembre 2024 scenderemo in piazza per la nostra dignità. La nostra dedizione al lavoro, la nostra etica professionale rendono combattuta e difficile questa scelta ma è intollerabile che una grande azienda come Humanitas per cui abbiamo avuto l’onore di lavorare persegua ed insista nel sottovalutare e rimandare ciò che ci spetta. Vogliamo tornare ad essere fieri e partecipi alla mission Humanitas. Chiediamo sin da ora scusa ai nostri pazienti da sempre il vero centro del nostro interesse. Siamo convinti che la qualità della cura non passa solo attraverso aggiornati programmi e protocolli ma soprattutto dalla compartecipazione, attenzione e condivisione di valori che un personale soddisfatto e riconosciuto può fornire”.
