di Carmela De Rango
Ha ragione il direttore di Panorama, Maurizio Belpietro, quando mette l'accento su quello che avevamo, come CIMOP, osservato giorni fa: dall'ultima campagna elettorale è scomparso il tema sanitario che, anche alla luce del biennio Covid, era ed è uno dei più importanti accanto al dossier energetico ed alla recessione.
Come si può non annunciare un programma pluriennale alla voce investimenti, nuove assunzioni, ruolo della sanità privata, contratti da rinnovare e dialogo più efficace da strutturare con le università? Purtroppo in Italia ci siamo riusciti, ma oggi, all'indomani dalla chiusura delle urne, appare di primaria rilevanza tornare su questi temi e chiedere a gran voce al prossimo governo che stili una road map di priorità e interventi per la sanità.
Mi riferisco a misure che allevino il disagio che stanno attraversando i medici della sanità privata che lavorano nelle aziende associate AIOP con un contratto di lavoro fermo al 2005, con i tabellari che si differenziano notevolmente rispetto a quelli dei medici pubblici (almeno del 50% in meno).
Si vuole sottolineare come il Ministero della Salute ha ritenuto, in un recente passato, di erogare risorse per il personale non medico, ma ha reputato di non intervenire per il personale medico, creando così una discriminazione tra lavoratori e un'illusione di contribuzione ad una associazione (AIOP) che si è trincerata dietro questa attesa quale motivazione di una mancata sottoscrizione di un contratto discusso e condiviso con CIMOP in ogni sua parte.
La politica, purtroppo, non ha saputo interpretare le necessità di queste professioni e di questi medici: ora è quantomai imprescindibile evitare contrapposizione tra lavoratori del pubblico e del privato in quanto non è ciò che occorre al sistema sanitario italiano, reduce da due anni di Covid e atteso dagli interventi previsti nel Pnrr.
Piuttosto e, anche al fine di armonizzare iniziative e riforme, ci aspettiamo politiche che diano vita ad una stagione di dialogo, onesto e franco il più possibile, con al centro le priorità improcrastinabili, come appunto il tanto sospirato rinnovo contrattuale e l'adeguamento degli stipendi dopo 17 anni di blocco totale.
Gestire questo comparto con sufficienza o relegandolo a scomoda spina nel fianco dell'Italia, vorrebbe dire non aver metabolizzato il grande sacrificio che i professionisti della sanità hanno sopportato anche nell'ultimo biennio, pagando un prezzo altissimo, sia di medici scomparsi a causa del contagio, sia di immagine per via delle presunte responsabilità che qualcuno ha scelleratamente voluto attribuire a chi, invece, cercava con ogni mezzo di salvare vite.
@CimopItalia
