Fonte: Doctor33 del 29/09/2020
Dopo 15 anni i circa 100 mila lavoratori della sanità privata hanno un contratto. Firmato a giugno, lo hanno ratificato in questi giorni le associazioni degli ospedali religiosi (Aris) e laici (Aiop). Ma attenzione. Come denunciano i medici dipendenti dell'ospedalità privata riuniti nel sindacato Cimop, se gli ospedali religiosi, 250 strutture, hanno aderito alla pre-intesa vecchia di oltre 2 mesi sia per i non medici sia per i medici, gli ospedali privati Aiop, 550 strutture, non hanno ratificato la parte relativa ai medici. In sostanza, c'è il concreto rischio che in gran parte delle strutture il nuovo contratto non sia applicato a chi le manda avanti prendendosi responsabilità chiave nel rapporto con l'utenza.
Il contratto - Pur di diritto privato, il contratto rinnovato presenta aspetti omogenei a quello dei dipendenti delle strutture pubbliche, "gli stessi diritti", come sottolineano le regioni che - accanto al ministero della Salute - hanno rivestito un ruolo importante nella trattativa. L'intesa prevede che le regioni compartecipino per il 50% agli oneri, per rendere sostenibile l'investimento delle proprietà. La trattativa è stata estenuante. Le associazioni del privato convenzionato hanno chiesto l'intervento delle regioni sostenendo - specie Aio - che le entrate del privato "convenzionato" dipendono al 90% dagli accreditamenti con le regioni; che il tetto di spesa imposto dal DL 95 del 2012 cristallizzava i budget al 2012 con abbattimento di un ulteriore 2% (in alcuni casi anche al 2007); e che le tariffe Drg, variabili da regione a regione con un delta anche del 30%, sono vetuste. Le regioni sono venute incontro. Risultato: ci sono novità su ferie, formazione, malattia e orari di lavoro. Il presidente dell'Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini parla di "segnale fondamentale, in un momento così delicato per tutte le componenti della sanità, che hanno dimostrato di essere tutte indispensabili nel contrasto alla pandemia" e di "passo avanti per migliorare la sanità italiana, anche attraverso una stagione nuova di investimenti". Per lo più tuttavia queste parole riguardano i lavoratori che nella funzione pubblica formano il "comparto". Sui medici invece si è arrivati a una bozza forte sulla parte economica. Contratti a tempo pieno o definito, con tabellare tra 2000 e 2400 euro mensili, indennità di specificità medica variabili dai 300 euro/mese di chi ha meno di 5 anni di anzianità ai 700 del dirigente di struttura complessa; retribuzione che può arrivare quasi a raddoppiare la busta paga per un dirigente di struttura complessa. Ma alla fine Aris ed Aiop sulla ratifica si sono divise e la novità per ora riguarda un terzo del totale delle strutture; sulla carta, la confusione pare destinata a crescere.
Le reazioni - Carmela De Rango, segretario nazionale Cimop (Confederazione italiana medici ospedalità privata) invita a fare attenzione alla comunicazione istituzionale, le regioni tacciono sui medici. De Rango osserva che qualcuno forse «si è dimenticato dei medici, fino a ieri definiti eroi durante l'emergenza Covid, altrimenti non si spiegherebbe la nostra esclusione dal rinnovo del contratto a tutt'oggi celebrato da Aiop e dalle Istituzioni». E sottolinea per contro, a Doctor 33, il «grande il senso di responsabilità di Aris che ha ratificato il ccnl anche per i medici; con Aris giungeremo in tempi rapidi ad un accordo. Al contempo restiamo fortemente indignati con Aiop per l'esclusione dei medici della sanità privata: dopo tre lustri siamo ancora considerati di serie B rispetto ai colleghi del pubblico in quanto senza l'equiparazione relativa. Perché Aiop sta continuando con una simile discriminazione? Come già annunciato in passato, non faremo passi indietro in questa battaglia, di cui interesseremo anche le istituzioni Ue. Imbarazzante, peraltro, il silenzio delle istituzioni (italiane) nei confronti dei medici della sanità privata!».
Mauro Miserendino
