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Vi racconto la missione di Amnesia per la demenza. Intervista a Patrizia Bruno

L’associazione compie dieci anni. Parla la sua animatrice: “La riabilitazione cognitiva è una scommessa, non solo per il paziente ma anche per i familiari. La Cimop? Grazie per il prezioso contributo che ci ha garantito”

Una realtà coraggiosa, ben strutturata e impiantata in una realtà complessa e desiderosa di attenzioni, come Villaricca, in provincia di Napoli. Amnesia è un’Associazione di promozione sociale fondata dieci anni fa per difendere i diritti degli anziani affetti da demenza, in particolare quelli con malattia di Alzheimer e delle loro famiglie.

In questa conversazione con la sua principale animatrice, la dott.ssa Patrizia Bruno, il Notiziario Cimop racconta uno spaccato del Terzo Settore.

Come si è evoluto in questi anni il centro Amnesia e quali obiettivi sono stati raggiunti?

Sicuramente ci siamo evoluti rispetto al numero di persone che si sono rivolte a noi. Siamo partiti per offrire un servizio a poche persone, in realtà ora siamo in contatto con moltissime famiglie e riusciamo a sostenerle una ventina. Il nostro tipo di attività non è rivolto solo alla persona con demenza, con cui facciamo riabilitazione cognitiva sviluppando risorse per far risvegliare altre parti del cervello che possano sopperire a quelle che non ci sono, bensì all’intero nucleo familiare.

In che modo?

Crediamo che vada supportato anche chi si prende cura della persona in questione, perché molto spesso bisogna educarla e sostenerla dal punto di vista psicologico. Lavoriamo come un centro di incontro, grazie a protocolli di lavoro personalizzati che tengono conto in primis della persona, del suo storico, delle sue passioni, di quello che è stato.

Facciamo un esempio concreto.

Se una persona non è mai andata a ballare nella sua vita, o non ha molta dimestichezza con quella attività, certamente gliela si può proporre. Può sembrare in apparenza un aspetto banale del nostro intervento, mentre invece è fondamentale: esercitare i propri punti di forza su quelle passioni che sono state vitali su quegli interessi. Così procediamo alla individualizzazione di attività.

Quale la difficoltà maggiore?

Lo dico chiaramente: quella di natura economica. Purtroppo non è facile avere aiuti pubblici, nonostante il nostro contributo potrebbe essere tranquillamente inserito nella rete dei servizi che sono previsti per la demenza. Tuttavia le istituzioni territoriali e nazionali non mostrano interesse verso questo tipo di attività. Per quanto si possa lavorare con una sorta di spirito di volontariato, ci sono comunque spese vive che vanno affrontate. Vorrei cogliere l’occasione per sottolineare quanto l’aiuto della Cimop, per una precisa volontà della dott.ssa Carmela De Rango sin dal suo insediamento, sia stato per noi molto prezioso.

In che misura?

Proprio oggi, che abbiamo avuto la quantizzazione dei fondi del 5×1000, abbiamo potuto evidenziare quanto il passo della Cimop sia stato determinante alla nostra associazione. Siamo passati dal nostro target standard di 5000 euro a quasi 9000: una svolta importante. Aggiungo che nell’ambito del mondo sociale vedo molti fondi destinati solo ad un certo settore, senza dubbio fondamentale, ma se ci fosse una distribuzione maggiormente equa tutto il Terzo Settore ne trarrebbe beneficio.

La sede di Amnesia è in un immobile confiscato alla camorra: che peso specifico ha questo elemento?

Mostriamo quanto un immobile dove prima si delinqueva oggi sia di utilità sociale. Siamo nell’ambito dei beni confiscati una realtà tranquilla senza alcun tipo di ritorsione, ma non è così per tutti i gestori. Lo sottolineo perché non è facile: probabilmente la nostra attività ha colpito anche chi conduce una vita non troppo dedita alla legalità. E’stato certamente un vantaggio per la nostra rappresentazione sociale, ma dal punto di vista gestionale e finanziario ho qualche perplessità.

Quali?

I beni confiscati vengono affidati molto facilmente alle associazioni, ma senza nessun aiuto successivo. Spesso i beni sono degradati e necessitano di ristrutturazioni dopo anni di abbandono, ma non sono previsti i fondi ad hoc. Se da un lato c’è questa bellissima legge che permette di trasformare queste strutture in luoghi dediti ad attività sociali, dall’altro i costi per manutenerli non sono semplici.

Come state procedendo alla riapertuura della sede dopo il lockdown?

Con tutte le azioni previste dai protocolli di sicurezza anti Covid, come la rilevazione della temperatura, i dispositivi di protezione e di distanziamento. Gli spazi ampi ci consentono di riaprire in sicurezza: nell’ambito delle associazioni siamo i primi che hanno riaperto e ne vado davvero orgogliosa.

twitter@CimopItalia