Grandi elogi della sanità privata nei giorni del Covid, ma poi..
Ho letto sul Sole 24 Ore del 7 aprile scorso una nota di Barbara Cittadini, Presidente nazionale Aiop, secondo cui le oltre 550 strutture private in Italia stanno dando un “contributo che si sta rivelando fondamentale per gestire l’emergenza e salvare vite umane”. Concordo con la Presidente Cittadini sulle critiche “ingenerose” rilasciate alla stampa da qualche politico in ordine alla necessità di “rivedere qualche concessione eccessiva fatta al privato”.
Concordo pienamente con quanto dichiarato inoltre sul fatto che gli oltre 12.000 medici, che operano nella sanità privata “stanno dando un grande contributo, in un momento drammatico per il Paese, riconvertendo i nostri ospedali in Centri Covid, lì dove ci viene chiesto, e supportando la componente di diritto pubblico a gestire le altre tipologie di malati, lì dove non riescono a farlo loro”. I medici si sono trovati in prima linea, in trincea, con l’insieme di criticità già denunciate in tutte le sedi.
È stata questa l’occasione che ha dato la dimostrazione (se ce n’era ancora bisogno) di come vi sia una vera e reale parificazione delle attività svolte dai medici dell’ospedalità privata rispetto a quella esercitata dai medici dell’ospedalità pubblica. È quindi necessario secondo la mia opinione rivedere la posizione dei medici che operano nella ospedalità privata e riconoscere la parificazione dei titoli di carriera a parità di condizioni di accesso.
È altresì indispensabile ricordare alle Associazioni Datoriali Aiop e Aris che quel “grande contributo offerto dalla sanità privata, in un momento drammatico per il Paese, riconvertendo i nostri ospedali in Centri Covid” è stato reso possibile grazie a tutti gli operatori sanitari che, nonostante l’oggettiva precarietà determinata dalla mancanza o insufficienza di DPI, con il senso di responsabilità che li contraddistingue e pagando un prezzo alto, troppo alto, hanno dato il loro indispensabile contributo nonostante molti medici abbiano contratto la malattia. Ma è stato proprio in tal modo che essi hanno reso possibile questo “grande risultato”.
Alla luce di queste considerazioni, al fine di riconoscere ai medici la giusta posizione sia giuridica che economica che loro compete, i quali hanno reso possibile con il loro personale lavoro e, in qualche caso, anche sacrificio, questo “grande contributo offerto dalla sanità privata”, CIMOP si rivolge al Ministero della Salute, alla Conferenza delle Regioni e, soprattutto, alle Associazioni Datoriali Aiop e Aris, ribadendo la necessità che si trovi una soluzione definitiva sui seguenti tre punti:
1.L’equiparazione dei Titoli di carriera dei medici che operano privato accreditato SSN ai colleghi che operano negli ospedali pubblici.
2.L’equiparazione della retribuzione dovuta ai medici dell’ospedalità privata ai tabellari del ccnl della dirigenza medica SSN, che al momento risulta inferiore del 50%.
3.Una ripresa delle trattative con una rapida chiusura e sottoscrizione del nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro, fermo per la parte normativa a 15 anni fa e per la parte economica a 11 anni fa.
twitter@CimopItalia


