20200124-0030

Interrotte le trattative sindacali Cimop – Ieo di Milano. Intervengano i vertici regionali. De Rango: “Chi lavora sulle spalle dei medici?”

“Chi sta lavorando sulle spalle dei medici?”. Se lo chiede la dott.ssa Carmela De Rango, Segretario Nazionale della CIMOP (Confederazione Italiana Medici Ospedalità Privata) a proposito del caso dei medici che prestano la loro attività presso lo IEO, Istituto Europeo di Oncologia a Milano, che ha alzato un vero e proprio muro di fronte alle legittime e giustificate richieste della rappresentanza sindacale CIMOP.

Da una parte IEO si rifiuta di restituire i 4 giorni di festività soppresse, in cui i medici continuano a lavorare gratis da sei lunghi anni, dopo che gli stessi vi avevano rinunciato nel lontano 2015 per favorire l’azienda in un momento di difficoltà, e dall’altra non riconosce nulla ai lavoratori: “Si tratta – osserva la dott.ssa De Rango – di una situazione insostenibile, perché i medici accumulano straordinari su straordinari e non hanno la possibilità di recuperarli, né si vedono neppure pagati quegli straordinari”.

“I medici dello IEO sono soggetti ad un contratto integrativo aziendale (CIA) ormai datato 2015. In seguito alla stipula del CCNL CIMOP ARIS, firmato ad ottobre 2020, la RSMA CIMOP aveva chiesto di rinnovare il CIA al fine di ottenere un adeguamento economico, ma l’azienda ha fatto muro – come sottolinea la RSMA CIMOP – Lo IEO è un istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS), ad altissima qualifica professionale, che nella fase Covid è diventato centro HUB in Lombardia per le patologie oncologiche: oggi si è interrotta la trattativa tra CIMOP e le parti datoriali, a causa della incredibile intransigenza dello IEO, che non ha lasciato trasparire alcuno spiraglio per la trattativa: nulla di nulla, non si tratta! Per cui chiediamo un intervento risolutivo ai vertici sanitari regionali lombardi, al fine di sostenere le nostre legittime richieste”.

Quella che era una temporanea rinuncia ai 4 giorni di festività soppresse, per venire incontro all’azienda, se moltiplicati per 200 medici, tanti sono i dipendenti medici dell’Istituto, rappresenta una grossa fetta di incasso e di guadagno per l’azienda.

“Fondamentalmente a fronte di un sacrificio che, da anni, sopportano i medici – precisa la dott.ssa De Rango – le parti datoriali non mostrano alcuna disponibilità a riconoscere il men che minimo aumento. L’azienda vorrebbe da una parte applicare la retribuzione minima prevista dal contratto nazionale dell’Aris, senza altro riconoscere, e contemporaneamente assorbire il loro contratto integrativo, ma mantenendo il diritto di far lavorare gratis i medici per quattro giornate all’anno! Così facendo i lavoratori non hanno alcun beneficio, ma solo regole diverse che non portano riconoscimenti sostanziali, e tanto meno economici, ai medici, visto che con l’integrativo si era già raggiunta una retribuzione di un certo livello: gli sforzi fatti dai medici e la loro giusta speranza di avere una migliore e adeguata ai tempi retribuzione, vanno così vanificati. Noi abbiamo chiesto solo di poter avere un maggiore riconoscimento sull’indennità di esclusività, rispetto al contratto Aris, cosa che ci è stata negata”.

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